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Conti correnti spia

Le movimentazioni bancarie sospette, fra cui cessioni ai familiari, legittimano il sequestro sui beni del presunto evasore fiscale. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 25451 del 20 giugno 2016, ha accolto il ricorso presentato dal Procuratore di Portogruaro contro un imprenditore sospettato di aver prodotto ricavi in nero.

L’uomo era finito nel mirino degli inquirenti con l’accusa di non aver dichiarato oltre un milione di euro. Le indagini della Guardia di finanza sui conti bancari avevano infatti evidenziato versamenti e prelievi ingiustificati nonché donazioni al figlio.

Il Tribunale aveva annullato la misura sostenendo che le presunzioni sufficienti per l’accertamento non bastavano ai fini del sequestro.

Ora, su ricorso della Procura, il verdetto è stato completamente ribaltato. Infatti, ad avviso della terza sezione penale, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, l’art. 32, del dPR n. 600 del 1973 prevede una presunzione legale in base alla quale sia i prelevamenti che i versamenti operati su conti correnti bancari vanno imputati a ricavi e a fronte della quale il contribuente che eserciti un’impresa, in mancanza di espresso divieto normativo e per il principio di libertà dei mezzi di prova, può fornire la prova contraria anche attraverso presunzioni semplici, da sottoporre comunque ad attenta verifica da parte del giudice, il quale è tenuto a individuare analiticamente i fatti noti dai quali dedurre quelli ignoti, correlando ogni indizio (purché grave, preciso e concordante) ai movimenti bancari contestati, il cui significato deve essere apprezzato nei tempi, nell’ammontare e nel contesto complessivo, senza ricorrere ad affermazioni apodittiche, generiche, sommarie o cumulative.

Ma non solo. Per la Cassazione, tale principio è applicabile a qualunque contribuente che svolga attività imprenditoriale, quale che ne sia la forma giuridica, sia esso una società ovvero, come in questo caso, una persona fisica.

E infatti, conclude la Cassazione, le presunzioni legali previste dalle norme tributarie, pur non potendo costituire di per sé fonte di prova dei reati fiscali, hanno un valore indiziario sufficiente per far scattare l’applicazione di una misura cautelare reale.

Debora Alberici

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