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Conti correnti senza più segreti Dati condivisi in automatico

Bilaterale o multilaterale, questo il dilemma. Il successo inatteso dell’Accordo fiscale Fatca messo a punto dagli Stati Uniti per stanare gli evasori ha costretto l’Ocse ad accelerare il passo nella definizione dello standard unico per la condivisione delle informazioni tra le amministrazioni tributarie.

Dopo oltre un anno di latitanza, i tecnici di Parigi hanno presentato a febbraio un nuovo standard globale, approvato nel mese di maggio dai ministri delle finanze di oltre 60 paesi firmatari con l’intento di entrare in forze a partire dal 2017. Ma con quali modalità? La domanda ha trovato una risposta soltanto la scorsa settimana quando l’Organizzazione di Parigi ha levato i veli dalle regole attuative destinate a minare l’opacità della finanza offshore. Un corposo documento contenente specifiche tecniche di ogni sorta che sarà presentato in via ufficiale al prossimo G20 in agenda a Cairns, in Australia, per il 20 e 21 settembre. In particolare, il nuovo modello prevede la condivisione automatica, una volta all’anno, di tutti i dati finanziari relativi alle attività detenute dai contribuenti dei paesi che aderiranno. Questo vuol dire che tutte le banche, i broker e le assicurazioni, avranno l’obbligo di condividere il saldo del conto corrente, il valore degli interessi, i dividendi, e il reddito generato da alcuni prodotti assicurativi, ma anche i proventi delle vendite di asset finanziari e altri fonti di reddito riconducibili alle attività detenute in banca dai propri clienti con cadenza annuale.

A finire nel mirino del Fisco saranno stavolta non soltanto i privati cittadini, ma anche tutte le persone giuridiche come società, fondazioni e trust. In altre parole, ogni movimento di denaro sarà passato al setaccio del Fisco e condiviso con le autorità degli altri paesi decretando la fine del segreto bancario e dell’evasione internazionale. «Ci stiamo avviando verso un nuovo contesto mondiale in cui per gli evasori fiscali non vi sarà più alcun nascondiglio possibile», ha dichiarato il segretario generale dell’Ocse Angel Gurria andando a chiarire l’architettura strutturale del nuovo modello. «Il Global standard si compone di due parti», ha continuato Gurria. «Il Competent authority agreement (CAA), che contiene le regole per la condivisione delle informazioni tra autorità fiscali nel pieno rispetto delle regole di confidenzialità e di sicurezza e che non necessita della conversione in legge da parte dei governi. E il Common reporting and due diligence standard (Crs) che indica le regole che dovranno utilizzare le istituzioni finanziarie per la condivisione e la due diligence dei dati».

In particolare, per i conti correnti di persone fisiche aperti prima dell’entrata in vigore del nuovo modello, le istituzioni finanziarie avranno l’obbligo di analizzare i depositi senza l’applicazione di una soglia de minimis. Le nuove regole distinguono, infatti, soltanto tra conti di valore elevato o di importo contenuto. In questo secondo caso, il correntista sarà tenuto a fornire un’autodichiarazione con il proprio indirizzo di residenza permanente. Mentre per i conti correnti di valore elevato, saranno potenziate le procedure di due diligence arrivando a prevedere la necessità di una prova reale di conoscenza da parte della banca del soggetto detentore del conto. Situazione diversa per le persone giuridiche nonostante il modello proposto dall’Ocse distingua, anche in questo caso, tra i conti aperti prima o dopo l’entrata in vigore del modello. Nel primo caso, gli intermediari finanziari saranno tenuti a determinare se la società è riconducibile di per sé a una persona fisica sulla base delle informazioni disponibili o attraverso autocertificazione. In caso affermativo, la banca o il broker dovranno denunciare la residenza delle persone che la controllano. I conti preesistenti di importo inferiore ai 250 mila dollari (o equivalente in valuta locale) non saranno soggetti a revisione. Per i nuovi conti di entità giuridiche, invece, saranno applicate le stesse condizioni relative ai conti correnti pre-esistenti. Al di là di questi aspetti di carattere generale, i tecnici dell’Ocse si sono spinti oltre definendo le specifiche tecniche a cui si dovranno attenersi le autorità fiscali dei paesi firmatari per la condivisione automatica dei dati. Nuove soluzioni informatiche che consentiranno di soddisfare le normative internazionali vigenti in materia di sicurezza dei dati. In particolare, il linguaggio informatico utilizzato dovrà essere l’XML mentre il modello standard dovrà indicare in apertura la data, il nome del paese seguito dal periodo a cui si riferiscono i dati, le informazioni condivise (secondo uno schema piuttosto articolato) prima di concludersi con la validazione ufficiale da parte dell’autorità competente che ne sancisce la veridicità e autorevolezza. Il messaggio dovrà infine contenere un codice diverso a seconda che le informazioni condivise siano nuove (CRS701), si tratti di una correzione di informazioni errate inviate in precedenza (CRS702) oppure il messaggio non contiene informazioni da condividere (CRS703). Rispetto alla versione precedente di metà febbraio, infine, la nuova edizione del modello è stata modificata includendo una richiesta fortemente voluta dalla Svizzera ovvero il rispetto del principio di reciprocità per cui ogni stato sarà tenuto a fornire lo stesso tipo di dati che riceverà dalla controparte.

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