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Conti correnti, meno vincoli ai controlli

Il fisco avrà meno vincoli per consultare i dati su conti correnti e depositi già arrivati nella superanagrafe dei movimenti bancari. Vengono superati gli attuali criteri per le liste selettive di contribuenti a maggior rischio evasione che dovevano essere elaborate dalle Entrate in base a parametri stabiliti con un provvedimento del direttore. L’accesso alle informazioni diventa adesso semplificato perché l’Agenzia potrà consultarle per approfondire il «rischio di evasione» di tutti i contribuenti in base alle indicazioni sui soggetti da controllare che verranno stabilite di anno in anno. Il cambio (apparente) di prospettiva è l’effetto di un emendamento presentato dal Pd alla legge di stabilità 2015 e approvato dalla commissione Bilancio della Camera.
Le modifiche
Tutti sotto controllo, quindi? La risposta non può essere categorica. A una prima lettura, la modifica potrebbe ampliare la platea dei soggetti da mettere sotto osservazione perché la versione attuale della norma contenuta nel decreto Salva-Italia di fine 2011 prevedeva una procedura molto più blindata. L’utilizzo dei dati su saldo a inizio e fine anno, totale dei movimenti in entrata e di quelli in uscita (senza il dettaglio delle singole operazioni) e operazioni extraconto è stato finora limitato perché queste informazioni dovevano servire a individuare delle anomalie su cui poi svolgere ulteriori approfondimenti. Il tutto con una gestione centralizzata da parte dell’Agenzia per evitare accessi indebiti a informazioni considerate particolarmente sensibili, tanto è vero che gli uffici locali delle Entrate avrebbero dovuto poi approfondire i controlli sui soggetti risultati – in base agli algoritmi applicati – a maggior rischio evasione.
Il nodo privacy
Per come è formulato l’emendamento, potrebbero avere accesso alle informazioni bancarie anche gli uffici territoriali delle Entrate per effettuare la cosiddetta analisi del «rischio di evasione» su soggetti, categorie o situazioni sospetti in base alle direttive impartite annualmente sui controlli. L’intenzione dei deputati che hanno presentato l’emendamento è però quella di limitare l’accesso ai dati solo a funzionari delle Entrate altamente specializzati e autorizzati, e sempre a livello centrale. «Se ci fosse la necessità di chiarire meglio questo aspetto o con una risoluzione o con un intervento normativo – spiega il primo firmatario dell’emendamento, Marco Causi – lo faremo sicuramente». Anche dall’agenzia delle Entrate fanno sapere che comunque sarà garantito il rispetto dei criteri di riservatezza e di adeguato trattamento dei dati sensibili dei cittadini.
Del resto, la modifica si muove di pari passo con l’evoluzione delle regole internazionali sullo scambio di informazioni finanziarie a cui l’Italia ha aderito e questo, ad avviso di Causi, «giustifica il superamento di alcune resistenze legate alla privacy, senza che però venga meno la tutela dei dati sensibili».
Controlli più efficaci
Il cambiamento, quindi, dovrebbe permettere il pieno utilizzo della superanagrafe dei conti correnti, superando quegli ostacoli “procedurali” che finora ne hanno limitato le potenzialità antievasione. Anche per questo si può ritenere che continuerà a esserci una gestione centralizzata dei dati e di fatto saranno superati i criteri che avrebbero dovuto portare alla stesura delle liste selettive, per arrivare ad elenchi di soggetti da controllare sulla base delle priorità che emergeranno di volta in volta. Soprattutto se l’obiettivo – come più volte affermato (e messo nero su bianco nella circolare n. 25/E del 2014) – è quello di dichiarare guerra alle frodi fiscali.
L’Isee
Attualmente, nella superanagrafe sono arrivati i dati relativi al 2011 e al 2012: mancano ancora all’appello quelli del 2013, perché non è stato emanato il provvedimento delle Entrate che avrebbe dovuto fissare il termine per l’invio da parte degli intermediari. Una delle ragioni di questo differimento è legata al possibile arrivo anche del dato sulla giacenza media di conti e depositi di cui già si vociferava nella scorsa primavera (si veda «Il Sole 24 Ore» del 28 marzo 2014): tale dato sarà dal 2015 necessario per il calcolo dell’indicatore della situazione economica equivalente (Isee), come precisato dalla seconda parte dello stesso emendamento alla legge di stabilità.
La riforma dell’Isee prevede che questa informazione debba essere autodichiarata dal cittadino, ma l’emendamento approvato apre la strada alla semplificazione della dichiarazione per l’Isee: potrebbe non essere più necessario effettuare il calcolo perché i dati sulla giacenza media dovrebbero arrivere dalla superanagrafe. Però a questo punto si aprirebbe il problema di consentire all’Inps (chiamato a elaborare l’indicatore in base alle informazioni autodichiarate e a quelle contenute nelle varie banche dati) l’accesso a queste informazioni. Un problema che non riguarda solo la riservatezza ma anche l’effettiva comunicazione tra le varie banche dati del fisco e delle altre amministrazioni che mappano già, dal lavoro alla casa, tutti i tasselli della effettiva ricchezza degli italiani.
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