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Conti all’estero con patrimoniale

di Fabio Landuzzi e Luca Miele

La detenzione all'estero di attività finanziarie è il presupposto per l'applicazione della nuova imposta patrimoniale che andrà versata, per la prima volta, entro il termine del versamento a saldo dell'Irpef dovuta per il 2011 (giugno 2012). Questa imposta non va confusa con l'imposta di bollo speciale e con l'imposta straordinaria previste, rispettivamente, dai commi 6 e 12 dell'articolo 19 del Dl 201/2011 (manovra Monti) che riguardano le attività finanziarie per le quali si è fruito delle diverse normative sullo "scudo fiscale"; tuttavia, per alcune attività scudate solo l'analisi congiunta delle norme può condurre a soluzioni ragionevoli.

La patrimoniale sulle attività detenute all'estero interessa esclusivamente le persone fisiche residenti nel territorio dello Stato, a prescindere dalla cittadinanza (articolo 19, comma 18, del Dl n. 201/2011). L'imposta è dell'1 per mille per il 2011 e il 2012 e dell'1,5 per mille a decorrere dal 2013 e va calcolata sul valore delle attività finanziarie.

La detenzione all'estero

La variabile da verificare è se l'attività finanziaria è o non è detenuta all'estero; non rileva, invece, la circostanza che l'emittente o la controparte siano residenti o meno o che l'emissione di titoli pubblici ed equiparati sia avvenuta all'estero. La detenzione all'estero si verifica, ad esempio, quando la persona fisica custodisce un'attività finanziaria "cartolarizzata" nella propria abitazione estera o in una cassetta di sicurezza oltre confine o quando detiene le attività, anche dematerializzate, mediante deposito presso un intermediario estero. Sono comprese anche le attività intestate a un fiduciario non residente. È soggetta, quindi, alla patrimoniale sulle attività finanziarie anche la detenzione, senza intermediari, di una quota di partecipazione in una società estera che detiene immobili. Tale società non sarà assoggettata al l'imposta patrimoniale sugli immobili in quanto anche per tale tributo il presupposto è la detenzione da parte di una persona fisica (comma 13 dell'articolo 19). Analoga conclusione si deve raggiungere per la detenzione al l'estero, ad esempio, di una quota di Srl italiana.

Le attività escluse

Non rientrano, invece, nel campo di applicazione della norma le attività finanziarie custodite, affidate o amministrate da intermediari residenti in Italia, a prescindere dal luogo in cui le attività sono depositate. In questo caso dovrebbe, tuttavia, trovare applicazione l'imposta di bollo sulle comunicazioni alla clientela relative ai prodotti e agli strumenti finanziari di cui all'articolo 19, comma 1, del decreto salva-Italia (articolo 13, comma 2-ter, della Tariffa allegata al Dpr n. 642/1972).

Scudo fiscale o rimpatrio

Una specifica questione riguarda le attività finanziarie per le quali si è fruito delle norme sullo scudo fiscale. Occorre distinguere tra attività regolarizzate e attività rimpatriate; in particolare, occorre prestare attenzione al cosiddetto rimpatrio giuridico. Le attività finanziarie regolarizzate si considerano detenute al l'estero e, quindi, oltre che indicate nel modulo RW della dichiarazione dei redditi, vanno anche assoggettate a tassazione con la nuova patrimoniale mentre dovrebbero "sfuggire" all'imposta di bollo speciale di cui al comma 6 dell'articolo 19 (si veda articolo in pagina). Le attività finanziarie oggetto di rimpatrio giuridico dovrebbero, invece, restare escluse dal prelievo dell'imposta patrimoniale; in tal caso, infatti, ancorché materialmente non sia avvenuto il rientro in Italia, il contribuente ha dovuto instaurare un rapporto di deposito, custodia, amministrazione o gestione presso un intermediario residente e, quindi, giuridicamente le attività finanziarie sono detenute in Italia tanto è vero che non sussiste obbligo di monitoraggio fiscale ai sensi dell'articolo 4, comma 4, del Dl 167/1990 a condizione che i redditi siano riscossi mediante l'intermediario.

L'imposta è dovuta proporzionalmente alla quota e al periodo di detenzione e il valore imponibile è costituito dal valore di mercato, rilevato al termine di ciascun anno solare nel luogo in cui sono detenute le attività finanziarie, anche utilizzando la documentazione dell'intermediario estero e, in mancanza, secondo il valore nominale o di rimborso.

In caso di attività dismesse nel corso dell'anno, per l'individuazione del valore normale una soluzione potrebbe essere quella di fare riferimento a tale valore alla data di dismissione tenendo conto del periodo di possesso.

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