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Contestazione mini

di Debora Alberici  

Le cartelle mute notificate da Equitalia sono contestabili solo mediante l'opposizione all'esecuzione se le somme sono già iscritte a ruolo. È inammissibile l'opposizione ordinaria prevista per le altre sanzioni amministrative di cui il cittadino si può avvalersi solo quando la cartella sia il primo atto con il quale è venuto a conoscenza della sanzione. È quanto chiarito dalla Cassazione che, con la sentenza 21598 del 19 ottobre 2011, ha respinto il ricorso di un uomo che aveva presentato opposizione ordinaria contro delle cartelle di pagamento notificate da Equitalia e prive dell'indicazione del responsabile del procedimento. Il giudice di pace ha respinto l'opposizione osservando che il cittadino «non ha censurato la mancata notificazione dei verbali di accertamento sulla base dei quali erano state emesse le cartelle esattoriali, ma l'omessa notificazione delle cartelle medesime». Insomma ha ritenuto che «l'opponente avrebbe dovuto proporre opposizione all'esecuzione ai sensi dell'art. 615 c.p.c.». A questo punto l'uomo ha presentato ricorso alla Suprema corte ma, ancora una volta, senza successo. I giudici di Piazza Cavour, adeguandosi alle richieste della Procura (inammissibilità del ricorso del cittadino), hanno messo nero su bianco che «avverso la cartella esattoriale emessa per la riscossione di sanzioni amministrative pecuniarie è ammissibile l'opposizione ai sensi della legge n. 689 del 1981 soltanto ove la parte deduca che essa costituisce il primo atto con il quale è venuta a conoscenza della sanzione irrogatale, in quanto sia mancata la notificazione dell'ordinanza ingiunzione o del processo verbale di contestazione: in tal caso l'opposizione consente all'interessato di recuperare il mezzo di tutela previsto dalla legge riguardo agli atti sanzionatori. Qualora invece la cartella esattoriale sia stata notificata per attivare il procedimento esecutivo di riscossione della sanzione, la cui debenza è stata già definitivamente accertata, il destinatario che voglia contestare l'esistenza del titolo esecutivo può esperire l'opposizione all'esecuzione ex art. 615 ovvero, se intenda dedurre vizi formali della cartella, l'opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., secondo le forme ordinarie». Questo principio risponde a un criterio generale secondo cui l'identificazione del mezzo di impugnazione dev'essere fatta sulla base del principio «dell'apparenza e cioè con riferimento esclusivo alla qualificazione dell'azione effettuata dal giudice a quo, sia essa corretta o meno e a prescindere dalla qualificazione che ne abbiano dato le parti». Ma in questo contesto bisogna verificare se il magistrato abbia effettivamente fatto questa valutazione. La decisione in esame fornisce un altro importante tassello in relazione alle cosiddette cartelle mute, al centro di forti scontri fra fisco e contribuenti. È bene sapere, dunque, che se la somma è già stata iscritta a ruolo l'unica opposizione esperibile è quella, più lunga e complessa prevista dal codice civile.

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