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Contenzioso, tutti contro tutti

Guerra di posizione sul contenzioso tributario. Oggetto del contendere la riformulazione dell’emendamento che prevede l’ampliamento dei soggetti abilitati alla difesa in contenzioso, da parte dei relatori alla delega fiscale Mauro Maria Marino (Pd) e Salvatore Sciascia (Pdl). Per conoscere i dettagli sul nuovo testo, però, sarà necessario attendere la conclusione dei lavori in Commissione finanze a palazzo Madama che, come ha spiegato il relatore, nonché presidente della VI Commissione, Marino, a ItaliaOggi, «potrebbero proseguire fino alla tarda serata di domani (oggi per chi legge, ndr).

Il protrarsi dei lavori», ha sottolineato Marino, «deriva dal fatto che, ancora, non siamo riusciti ad ottenere da parte della Commissione bilancio i pareri sia sul testo, sia sugli emendamenti». Restano, però, solo due le vie percorribili per la riformulazione dell’emendamento: specificare i soggetti che saranno abilitati alla difesa in contenzioso, o lasciare l’originaria formulazione che, genericamente, prevede «l’ampliamento della platea dei soggetti abilitati a rappresentare i contribuenti dinanzi alle commissioni tributarie».

Le sorti del testo, però, non sembrano incidere molto sulle posizioni da parte delle categorie interessate. Per i contrari, come commercialisti e avvocati, infatti, è inaccettabile anche solo aver avanzato l’ipotesi, per i favorevoli, tributaristi e revisori legali, invece, anche una riformulazione generica sarebbe da accogliere in modo positivo.

C’è, però, chi parla di un vero e proprio atto dovuto nei confronti delle categorie. Ad esprimersi in questi termini, in particolare, il presidente dell’Istituto nazionale dei revisori legali, Virgilio Baresi: «estendere anche ai revisori legali la possibilità di rappresentare i contribuenti di fronte alle Commissioni tributarie è un vero e proprio atto dovuto perché la categoria ha esattamente lo stesso livello di competenze professionali che hanno gli altri soggetti già ammessi in contenzioso». Sulla stessa lunghezza d’onda anche i tributaristi, anche loro direttamente coinvolti. «Abbiamo fortemente voluto, insieme a Cna professioni, l’inserimento di questa disposizione all’interno del testo delle delega», ha spiegato a ItaliaOggi il presidente della Libera associazione dei periti ed esperti tributari, Roberto Falcone, «perché non è più comprensibile come a un contribuente possa essere data la possibilità di affidarsi a un tributarista e, poi, allo stesso contribuente debba essere imposto l’abbandono del professionista a cui si è rivolto, per agire in contenzioso». Di atto dovuto si tratterebbe anche per l’Ancot (Associazione nazionale consulenti tributari): «non si comprende perché pur essendo conosciuti e riconosciuti dall’Amministrazione finanziaria, pur ricevendo stima e fiducia dai contribuenti, si debba far così fatica a ottenere ciò che ci spetta di diritto».

Diametralmente opposta la posizione di commercialisti e avvocati. «Indipendentemente dalla tipologia di riformulazione dell’emendamento, il nostro parere è fortemente negativo», ha spiegato a ItaliaOggi il presidente dell’Associazione nazionale commercialisti, Marco Cuchel, «in entrambi i casi, infatti, a rischio sarebbe messo il contribuente a cui non verrebbe assicurato un adeguato livello di professionalità in una fase così delicata come il contenzioso». Dello stesso parere anche l’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, secondo cui «non si può parlare di identiche competenze se i percorsi formativi di partenza sono differenti».

Anche per il Consiglio nazionale forense, infine, l’ampliamento dei soggetti abilitati comporterebbe «l’indebolimento della difesa tecnica con una evidente ricaduta negativa sulla dialettica del processo».

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