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Contenzioso più telematico

di Marco Mobili

Notifiche online e posta certificata al servizio della giustizia tributaria per tagliare costi e tempi del contenzioso. Ma anche riscrittura delle regole su compensi e conflitto di interessi dei giudici tributari e norme ad hoc sullo svecchiamento delle commissioni regionali e provinciali. Sono questi gli obiettivi di breve periodo dell'Economia per avviare una riforma della giustizia tributaria che, come ha spiegato ieri in commissione Finanze alla Camera il sottosegretario all'Economia, Luigi Casero, dovrà essere parte integrante della più ampia riforma fiscale avviata con i lavori dei tavoli tecnici.

Se da una parte il sistema italiano oggi resta tra i più veloci del panorama europeo, dall'altra – ha precisato Casero – i tempi sono ancora troppo lunghi, soprattutto per un contenzioso economico. Inoltre si ricorre troppo rispetto al resto dei paesi europei (si veda la scheda). Nel 2009 in Italia sono stati presentati 359mila ricorsi. Un numero così alto che, secondo Casero, certamente deve spingere le Entrate a fare accertamenti qualitativamente migliori ma che allo tempo deve spingere a introdurre misure che non consentano di impugnare l'atto per meri fatti procedurali: «se c'è evasione il contribuente non può farla franca per una firma mancante».

Per Casero, dunque, occorre procedere a una forte semplificazione e a una maggiore trasparenza del contenzioso tributario. L'aiuto potrà arrivare dall'informatica e dal processo telematico. L'introduzione nel processo telematico delle notifiche online ad esempio, ha spiegato Casero, potrebbe complessivamente portare a un taglio di costi per quasi 5 milioni. Non solo. «Oggi le notifiche tra i soli enti istituzionali, ovvero le notifiche dalle commissioni provinciali o regionali all'agenzia delle Entrate costano allo Stato un milione di euro». Atti procedurali su cui si potrebbe lavorare nell'immediato tanto che l'Economia sta studiando di inserire il principio della notifica elettronica anche in uno dei provvedimenti all'esame delle Camere come il milleproroghe.

Nel breve periodo, inoltre, il ministero guidato da Tremonti ipotizza interventi mirati sull'efficienza delle commissioni che oggi si presenta a macchia di leopardo. E su questo arriva un'apertura di Casero sul nodo retribuzioni dei giudici. Il sottosegretario, infatti, non scarta l'ipotesi formulata da Maurizio Leo (Pdl) nel corso del confronto sulla possibilità di rendere più efficace nel processo tributario il principio del «chi perde paga».

C'è poi il conflitto di interessi da affrontare in tempi rapidi. Su 4mila giudici oggi attivi, un quarto sono togati e i restanti sono professionisti e avvocati. Per l'economia sarà necessario fissare paletti più certi e invalicabili sia geografici sia parentali.

Da tempo, inoltre, è stato bloccato l'accesso al ruolo di giudice tributario e l'età media si è elevata troppo (65 anni).

La seconda fase deve portare a una previsione di una fase conciliativa molto più ampia ed efficace. Gli attuali strumenti deflattivi del contenzioso funzionano ma vanno migliorati. Dal 2008 al 2009, ha detto Casero, l'autotutela è aumentata del 400% e l'accertamento con adesione è cresciuta del 200%, contribuendo in misura consistente a portare il riscosso dai 6 miliardi del 2007 ai circa 12 miliardi del 2010.

Sull'esempio dei paesi europei che già hanno una fase conciliativa e una giudiziaria, si potrebbe arrivare a una riscrittura delle regole del contenzioso che preveda una fase conciliativa dove "il terzo" non sia interno alla stessa amministrazione finanziaria. E sul tavolo del dibattito che l'Economia ha voluto avviare Casero mette là le sue idee: «una buona parte dei giudici non togati potrebbe spostarsi sulla fase conciliativa e quelli togati lasciati alla fase giudiziaria, così come si potrebbero tagliare i gradi di giudizio lavorando anche sulla Cassazione». Considerato oggi da tutti, il vero collo di bottiglia della giustizia tributaria.

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