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Contenzioso a rischio per i costi

A dispetto dei tentativi del legislatore per alleggerire il carico di lavoro dei tribunali e per abbreviare la durata dei procedimenti, la crisi economica continua ad alimentare il contenzioso sul quale sono coinvolti gli avvocati d’affari, e questo trend dovrebbe essere confermato nei prossimi mesi.

Anche se, l’aumento del contributo unificato introdotto a partire da inizio anno dal decreto Stabilità 2013, potrebbe avere un effetto contrario sui flussi di lavoro dei contenziosisti.

Secondo Bruno Giuffrè, partner responsabile del dipartimento Litigation di Dla Piper in Italia, il lavoro è aumentato in tutti i settori e a tutti i livelli perché molti soggetti non sono in grado di far fronte alle proprie obbligazioni, rinunciano o tentano di rientrare dai loro investimenti, o mettono in discussione vincoli contrattuali assunti in altri momenti.

«Nel caso del nostro studio, si registra un aumento significativo e costante del lavoro. Gli ambiti in cui abbiamo avuto un trend di crescita più consolidato sono: crisi di impresa e fallimentare, arbitrati nazionali e internazionali, diritto penale dell’economia (compresa la 231), assicurativo e finanziario», spiega il socio.

In Italia, per le ragioni spiegate dal partner, l’outlook negativo dell’economia si traduce in prospettive favorevoli per l’attività di contenzioso e per i prossimi mesi, lo studio si è attrezzato per una crescita dei flussi di lavoro.

«Certamente aumenteranno ulteriormente il contenzioso in ambito fallimentare e il lavoro dei penalisti, anche in conseguenza dell’entrata in vigore o dell’entrata a regime di alcune novità legislative (anticorruzione, ampliamenti del catalogo dei reati 231) e dell’attivismo delle procure», spiega Giuffrè.

Nel medio periodo, aggiunge l’avvocato, porteranno lavoro anche l’introduzione di nuove forme di assicurazione obbligatoria delle responsabilità professionali la cui entrata in vigore è tuttavia slittata o per i danni da catastrofi naturali ancora in forse genererà contenzioso civile.

Intanto, date l’attenzione sempre crescente dei clienti alle esigenze di contenimento dei costi e la pressione della concorrenza, un aspetto che nessuno può più permettersi di trascurare è quello dei prezzi, aggiunge il socio. «Così, ci si è mossi in un’ottica di contenimento dei costi e di consolidamento del team con l’inserimento di pochi elementi nuovi, più giovani e specializzati in settori in cui si intendeva sviluppare l’attività», spiega.

Questo non ha impedito il raggiungimento di obiettivi ambiziosi di fatturato, in parallelo con un ulteriore miglioramento della qualità dei mandati, sia dal punto di vista del valore che della complessità delle questioni trattate. Infatti, in Italia il fatturato del dipartimento di Litigation di Dla è più che triplicato negli ultimi cinque anni, fino a raggiungere oltre 10 milioni di euro.

Nello stesso periodo è cresciuto fin quasi al 20% dal 12% il contributo del dipartimento al fatturato totale dello studio, che nello stesso periodo è più che raddoppiato.

Per quanto riguarda le fonti di questa performance, continua il professionista, il dipartimento dello studio è una sorta di crocevia su cui convergono clienti e incarichi di provenienza diversa. «Molti fattori convergono a spiegare questi risultati. Certo l’appartenenza a una law firm internazionale che vede proprio nel Dispute resolution uno dei suoi punti di forza e chi sviluppa volumi impressionanti di lavoro genuinamente internazionale», commenta il partner.

Tornando in Italia tuttavia, diversi avvocati specializzati hanno invece espresso preoccupazione per l’aumento del contributo unificato introdotto a partire da inizio anno dal decreto Stabilità 2013, con aumenti consistenti soprattutto per il primo e il secondo grado del processo amministrativo. Tanto per fare qualche esempio, il contributo unificato per un appalto che ha un valore nominale di poco più di un milione (e rispetto al quale l’utile dell’impresa è certamente piuttosto contenuto), impone per l’impresa che intende fare ricorso il pagamento di un contributo unificato di 6.000 euro, da reiterare in caso di motivi aggiunti (cioè impugnazione aggiuntiva che spesso si rende necessaria); e 9.000 euro se intende fare appello. Inoltre, nel caso in cui il ricorso venga respinto, il giudice può condannare (oltre che al pagamento delle spese processuali, come normale) anche al pagamento di una somma aggiuntiva pari al contributo pagato.

Seriamente preoccupata per l’effetto che produrrà l’aumento del contributo unificato sul contenzioso davanti a Tar e Consiglio di stato, per esempio, è Anna Romano, partner dello Studio Satta Romano & Associati, boutique di diritto amministrativo, che segnala come i recenti interventi normativi, che hanno elevato così tanto, e in maniera del tutto irragionevole i costi del processo, mettono a così serio rischio il contenzioso in questo settore che questo sarà addirittura destinato a scomparire.

Marco Moretti dello studio Legalitax di Roma osserva che non sono infondati i dubbi di costituzionalità di un trend che vede usata la leva dell’aumento del contributo unificato per deflazionare il contenzioso, specialmente quello amministrativo e quello di impugnazione.

«Il rischio è ovviamente quello di creare una barriera all’azione giudiziaria che vada a pesare e condizionare i cittadini in modo differente non già in base alle proprie ragioni bensì secondo le proprie disponibilità e il valore della potenziale controversia», spiega l’avvocato.

Secondo Alessandra Mari, espertaamministrativista dello studio di Roedl di Roma, le nuove disposizioni in materia di contributo unificato, soprattutto con riferimento ai giudizi amministrativi non possono che destare grande preoccupazione.

«Non tanto perché determineranno certamente, per noi avvocati amministrativisti, un’ulteriore sensibile diminuzione del contenzioso, in particolare in materia di appalti, espropriazioni, e concorrenza, ma perché sono suscettibili di incidere gravemente sul diritto di accesso alla giustizia, sul progresso giuridico e sociale e, soprattutto, sulla efficienza e sul buon andamento della stessa pubblica amministrazione».

Il giudizio amministrativo è infatti essenziale per il controllo sulla legalità dell’azione amministrativa, continua l’avvocato. «Il precludere l’accesso al giudice amministrativo a causa del costo elevato del contributo unificato, perché questo succederà nei fatti in moltissimi casi, e farne una «giustizia per ricchi», è frutto di una politica miope, oltre che, probabilmente di ignoranza, o quanto meno scarsa considerazione, circa la funzione storica e costituzionale di questi giudizi, la loro importanza ai fini della tutela di fondamentali diritti e interessi e il controllo sull’azione amministrativa».

Infine, Antonella Terranova dello studio De Berti Jacchia Franchini Forlani di Roma osserva che la legge di Stabilità 2012 ha significativamente elevato, in modo particolare, i contributi dovuti per i ricorsi in materia di appalti nonché quelli riguardanti l’impugnativa di atti emanati dalle Autorità indipendenti; per l’introduzione di ricorsi in tali materie è dovuto, infatti, un versamento di importo variabile fra 4 mila e 6 mila euro. «Tali ingiustificati aumenti hanno toccato valori idonei ad interferire significativamente con i principi garantiti dall’art. 24 della costituzione, determinando, altresì, effetti di sicura deterrenza per i nostri clienti che vedranno così frustrate le aspettative di ottenere l’annullamento di atti amministrativi illegittimi a motivo dell’eccessiva onerosità dei costi dovuti per la proposizione dell’azione», conclude Terranova.

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