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Conte: è una vittoria dell’Italia. Ora manovra da 25 miliardi

ROMA Giuseppe Conte viene accolto da una standing ovation alle Camere, con quelli che una sarcastica Daniela Santanchè definisce «92 minuti di applausi fantozziani». Il premier riferisce l’esito dei quattro giorni di battaglia di Bruxelles, dai quali è tornato vincitore con 209 miliardi di Recovery Fund. Un successo che ricompatta la maggioranza e incrina l’omogeneità dell’opposizione, con il solo Matteo Salvini a parlare di «fregatura». Ma dietro l’angolo si intravede già una possibile spaccatura anche nella maggioranza, perché il Pd con Nicola Zingaretti, ma anche con Andrea Marcucci e Graziano Delrio, insiste nel ribadire la necessità di usare anche il Mes, il fondo salva-Stati, mentre il Movimento 5 Stelle continua a dire no. In serata il Consiglio dei ministri vara un nuovo scostamento di bilancio da 25 miliardi.

Si dice che sia più difficile gestire le vittorie che le sconfitte e così Conte, di fronte a Salvini che lo accusa di «trionfalismo», mette le mani avanti: «È un risultato che non appartiene al governo o ai singoli ma all’Italia intera». Il premier ricorda che il risultato raggiunto «non era affatto scontato a marzo». Spiega che l’evolversi della crisi ha consentito di superare «posizioni che sembravano insuperabili». Conte assicura di voler «realizzare il suo piano di riforme con lungimiranza» e che «sarà un lavoro collettivo con il Parlamento». Il «freno di emergenza» avrà una durata massima di tre mesi e non ci sarà nessun potere di veto, come voleva il gruppo dei «frugali». Poi conclude con una citazione del grande economista e storico presidente della Commissione europea Jacques Delors: «È giunto il momento di ricollocare il fiore della speranza al centro del giardino europeo».

Salvini in buvette la mette così: «Poteva andare peggio? Sì certo, potevano venderci alla Cina, potevano sbarcare gli alieni, potevano arrivare le cavallette». In Aula, però, non riesce a demolire del tutto l’accordo: «Se c’è qualcosa di buono per l’Italia siamo tutti contenti, lo valuteremo. Ma è il primo caso di un prestito dove ti dicono: amico mio, i soldi li spendi come dico io». Poi chiede che i fondi vengano destinati all’agricoltura e al taglio dell’Iva.

 

Matteo Renzi punzecchia il Pd e loda Conte, anche se gli fa una richiesta: «Presidente, sorprenda il Parlamento e il Paese. Anziché una task force ci regali ad agosto un dibattito parlamentare per dire come spendere questi soldi, sfidando l’opposizione». Poi torna sul Mes: «I 37 miliardi del Mes hanno una condizionalità inferiore ai prestiti del Recovery Fund. Se non si ha il coraggio di dirlo, si sta mentendo». Il premier Conte, strattonato da una parte e dall’altra, con la stampa se le cava così: «L’attenzione su questo tema mi pare morbosa. Valuteremo insieme la situazione, ma non mi chiedete ogni giorno del Mes».

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