Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Conte rilancia dopo il successo. Ora vuole la gestione degli aiuti

BRUXELLES — Alle tre del mattino la rappresentanza italiana diventa una pista da ballo. Si mangia, si brinda. Mattatori della serata, il ministro Enzo Amendola e il consigliere diplomatico Piero Benassi. Conte riposa qualche minuto su un divanetto. Ormai è fatta. Poco dopo, attorno alle sei, sale sul podio della conferenza stampa. I giornalisti seguono su Zoom. «È un momento storico per l’Europa e per l’Italia – esulta – Con tutti i ministri formiamo una grande squadra.
Ringrazio l’opposizione, soprattutto alcuni esponenti. Ora possiamo cambiare volto all’Italia». Parla come fosse premier di unità nazionale. E in effetti i soldi del Recovery allontanano il Cavaliere da Salvini. «È un compromesso positivo – tende la mano Silvio Berlusconi, chiedendo anche di attivare il Mes – che deve far riflettere sul condizionamento dell’Unione da parte dei partiti sovranisti».
La felicità è l’altra faccia della paura. La delegazione italiana giura che l’ultima notte è stata la peggiore. Alle 23 Conte si impunta, non accetta una parola dell’accordo che sta invece a cuore a Rutte: “decisivo”. In questi termini è definito il ruolo del Consiglio europeo nel caso di attivazione del “freno d’emergenza” sugli esborsi da parte di un Paese membro. Per l’avvocato si tratta di un potere di veto inaccettabile. Al tavolo resta però isolato, riferiscono. Si consulta nella chat ristretta a cui partecipa con Gualtieri, Amendola, Benassi e l’ambasciatore Massari. Poi chiede aiuto a Michel, Macron, Sanchez e Costa. I tecnici italiani e olandesi litigano di brutto, ma alla fine l’aggettivo cambia: “esaustivo”. Così, sostengono adesso da Palazzo Chigi, si evita un commissariamento inaccettabile che avrebbe dato fiato a Salvini. Per stare tranquilla, Roma allega anche un parere legale del Consiglio – chiesto in gran segreto – che certifica questa interpretazione, recitando: il freno “non tocca i poteri che i trattati conferiscono alla Commissione nel potere di validare e autorizzare gli esborsi”.
Ma ora è già tempo di guardare avanti, secondo Conte. Nell’agenda del capo del governo ci sono allora tre priorità: la riforma della giustizia civile e quella del cashback, per combattere l’evasione. Ancora prima, però, c’è la scuola: bisogna garantire la riapertura a settembre. È la battaglia campale attorno a cui i giallorossi si giocano l’osso del collo. Come gestire invece l’enorme flusso di denaro è oggetto di una sfida politica pronta a esplodere. Se ne occuperà una cabina di regia, promette Conte in conferenza stampa: «La task force operativa sarà una delle nostre priorità». Luigi Di Maio vorrebbe averne il controllo, il Pd chiede di pesare, Renzi pure. Ma il premier intende mantenere supervisione e regia a Palazzo Chigi.
È uno dei modi per passare politicamente all’incasso dopo il successo continentale. Tra gli altri, favorire l’alleanza alle Regionali tra Pd e 5S e “chiamare” Forza Italia a dare una mano, pur nella differenza dei ruoli. È un modo per depotenziare l’incertezza dei numeri a Palazzo Madama, dove da tempo la maggioranza si appoggia informalmente a qualche assenza dei berlusconiani.
E d’altra parte l’avvocato si sente forte per davvero, dopo aver temuto per 48 ore di cadere a causa di un fallimento nel negoziato di Bruxelles. Ieri è stato ricevuto da Sergio Mattarella. Sentirà nelle prossime ore Beppe Grillo, garante del patto col Pd. È convinto che adesso sarà più difficile abbatterlo, perché «questo piano rafforza l’azione del governo». Il video che Palazzo Chigi diffonde alla fine del Consiglio – immagini patinate, musica crescente in sottofondo e speech motivazionale del premier racconta di un investimento politico sulla battaglia continentale.
Naturalmente esistono altri ostacoli che minacciano la navigazione. Il primo, forse, è il Mes. Il Movimento resta ostile, anche se Casaleggio sembra aprire («dobbiamo recuperare risorse Ue da tutte le fonti disponibili, anche per la sanità», ha detto a Tpi.it). Conte vuole proporre agli alleati un “lodo” che può riassumersi così: meglio non utilizzarlo, non conviene. Ha iniziato a parlarne con i big del Pd, sostenendo che è inopportuno indebitarsi per altri 37 miliardi quando già esistono i 127 di prestiti del Recovery. Che, tra l’altro, giura potrebbero arrivare già da febbraio, grazie a un cavillo. «Il Salva Stati non è il nostro obiettivo – sostiene – Il Recovery prevede prestiti molto vantaggiosi, spero possa contribuire a distrarre l’attenzione morbosa attorno al Mes».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«La priorità oggi è la definizione di un piano concreto e coraggioso per fruire dei fondi dedicat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sempre più al centro degli interessi della politica, ora la Banca Popolare di Bari finisce uf...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il post-Covid come uno spartiacque. Le aspettative dei 340 investitori che hanno partecipato alla di...

Oggi sulla stampa