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Conte: «Riaperture per decreto legge» Le Regioni chiedono più flessibilità

Finisce l’epoca dei Dpcm. Nella Fase due niente più misure straordinarie senza il coinvolgimento del Parlamento: arriverà infatti un decreto legge a stabilire le regole per riaprire. È stato lo stesso premier Giuseppe Conte ieri sera ad annunciarlo: «Proporrò ai ministri di adottare un decreto legge, dovremo vedere la possibilità anche tecnica. Sarebbe la soluzione migliore per coinvolgere più intensamente il Parlamento e perché siamo in fase di allentamento ». L’obiettivo resta comunque quello di arrivare alle regole per le riaperture- per decreto o per Dpcm se la nuova strada fossse impraticabile – già questo venerdì.

Le linee guida per riaprire ci sono. Dopo bar, ristoranti e spiaggie ieri si sono aggiunte quelle per i parrucchieri Anche se dopo l’appello dei settori produttivi – balneari e ristoratori in primis – le Regioni hanno cominciato a mettere le mani avanti spiegando che le linee guida saranno reinterpretate a livello locale con flessibilità.

Oggi intanto si valuteranno i dati sui contagi e le pagelle del ministero della Salute dopo 10 giorni dalla fine del lockdown lo scorso 4 maggio (ieri 888 nuovi casi e ancora 195 morti) . Le Regioni fremono tutte o quasi per riaprire. Anche la Lombardia, il territorio più colpito dal Covid e fino a ieri il più guardingo. I vertici di Palazzo Lombardia puntano a scrivere già oggi un’ordinanza per dare le prime linee guida per la prossima settimana. L’idea è che chi è pronto con il distanziamento, la sanificazione più volte al giorno, la presenza di disinfettanti e le barriere alle casse, può già aprire le attività da lunedì 18 maggio, due settimane prima rispetto a quanto si era detto all’inizio del mese. «Non possiamo morire di Covid – ha detto il vicepresidente Fabrizio Sala – ma nemmeno di fame, quindi è giusto riaprire le attività e condurre una vita normale sempre combattendo il virus». La Lombardia fino a due giorni fa era più prudente, e immaginava che la riapertura di bar, ristoranti, estetisti e parrucchieri avvenisse solo il primo di giugno. Ieri però le riunioni tecniche hanno fatto emergere la possibilità concreta di essere più ottimisti. A confortare è l’andamento dei contagi: ieri erano +394, molto meno della soglia di guardia ritenuta 5-600. E comunque tutta l’Italia, a eccezione del Molise, fa segnare una diminuzione dei positivi. Se i dati resteranno questi, si procederà dunque con le aperture.

Le novità di ieri riguardano le regole Inail-Iss per i parrucchieri che potranno essere aperti anche la domenica e il lunedì , con i centri sportivi al via dal 25 maggio.Prima di giugno non ci si sposterà tra le Regioni, con l’ipotesi che sarà molto più facile garantire gli spostamenti tra Regioni a basso rischio di contagio. «L’Italia è un malato in condizioni migliori di prima. Ma è pur sempre un malato, che non può permettersi ricadute», è l’invito alla cautela del ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia. Mentre da lunedì si potrà andare nelle seconde case se all’interno delle Regioni.

Le linee guida però ieri hanno ricevuto le critiche dei settori produttivi che o puntano il dito contro le regole molto stringenti dei protocolli che secondo Confcommercio potrebbero provocare la chiusura di 270mila imprese – il 10% di quelle del commercio e del turismo – con 420mila posti a rischio. Da qui l’intenzione di diverse Regioni di “interpretare” in modo flessibile in base alle condizioni locali le regole dei protocolli . Strada forse più semplice se si sceglierà la via del decreto legge invece che il Dpcm . La Liguria a esempio ha già annunciato che la distanza tra gli ombrelloni sarà di 3 metri (invece dei 4,5 indicati dal protocollo), mentre il governatore dell’Emilia Stefano Bonaccini parla di «ragionevole compromesso tra le norme concordate con i sindacati e quelle dell’Inail per evitare che ci si dica, aprite pure e poi le regole le rendono praticamente impossibili».

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