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Conte: Recovery Plan a febbraio Gualtieri: crescita 2021 a rischio

Il maxirimbalzo del 6% messo in programma dal governo per il 2021 è «ancora possibile» nonostante la seconda ondata della pandemia e le probabilità di «un inizio d’anno contrastato». Ma lo scenario radicalmente peggiorato rispetto alla Nota di aggiornamento al Def approvata all’inizio di ottobre aumenta «i rischi al ribasso». Per cui il governo all’inizio del prossimo anno potrebbe arrivare a un inedito aggiornamento delle stime di crescita: passaggio non banale, perché imporrebbe di rivedere il percorso del deficit, che già tende a crescere rispetto al 7% per l’ulteriore scostamento a inizio 2021, e soprattutto del debito.

L’annuncio arriva dal ministro dell’Economia Gualtieri, nell’audizione serale alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Mentre negli stessi minuti il premier Conte, ospite a Otto e mezzo su La7, conferma che i tempi del Recovery Plan si allungano. «Lo presenteremo a febbraio – dice Conte -, un poco in ritardo rispetto ai tempi iniziali».

Nel suo intervento parlamentare Gualtieri mette in fila il complicato snodo di variabili che pesano sui programmi di finanza pubblica italiana, che intreccia la legge di bilancio alla nuova richiesta di «scostamento senza deficit» per 8 miliardi sul 2020 (5 di saldo netto) e ai decreti Ristori appena approvati (il ter) o in via di definizione (il quater) in questi giorni. Un complesso di provvedimenti, insieme al Recovery Plan, su cui il titolare dei conti ha chiesto un confronto a tutto campo con «le forze che in Parlamento vorranno avere un approccio costruttivo». Confronto che potrebbe vedere come primo terreno le sospensioni fiscali in arrivo con il Ristori-quater. Ma anche ieri l’amo lanciato da Gualtieri ha suscitato reazioni diverse nell’opposizione, dalle aperture di Forza Italia agli stop della Lega che con l’ex presidente della Bilancio Claudio Borghi ha accusato il governo per il ritardo record dell’arrivo in Parlamento di una manovra destinata a un «percorso farsesco» con la fiducia sul maxiemendamento finale.

Per il resto, Gualtieri ha voluto passare in rassegna i capitoli principali della manovra, a partire da sanità, investimenti e Mezzogiorno su cui ha rivendicato gli «sforzi senza precedenti» messi in campo dal governo. E ha aperto a una proroga del 110%, dicendosi «convinto che ci sarà» ma dovrà essere «quantificata sulla base di una stima dei costi effettivi».

Il tutto in un programma che per Gualtieri viaggia in coerenza con le indicazioni della commissione Ue che chiedono uno stimolo fiscale «nel breve termine e per tutto il tempo necessario» al superamento della crisi, seguito da un nuovo equilibrio che punta sul rilancio degli investimenti e un consolidamento fiscale progressivo.

Sull’espansione per il prossimo anno, i pilastri sono tre. La manovra che nel suo assetto definitivo vale 39,1 miliardi, divisi fra 24,6 di deficit e 14,5 di risorse Ue, i 31 miliardi di stimoli già decisi per il prossimo anno dai decreti anti-crisi del 2020, e rappresentati in buona parte l’addio alle clausole Iva sancito con il decreto di maggio. E l’ulteriore scostamento che sarà deciso all’inizio dell’anno, confermato ieri da Gualtieri per la prima volta, che conterrà anche «nuove risorse per il reddito di cittadinanza». Il ministro non dà cifre, ma le ipotesi finora parlano di almeno 20 miliardi che porterebbero il disavanzo 2021 intorno all’8%: al netto della possibile riduzione delle ambizioni sul Pil che insieme al nuovo deficit extra complicherebbe l’avvio del percorso di riduzione del deficit. Perché le cifre della manovra sono ampie. Ma ancora più larghe sono le richieste dei diversi settori passate in rassegna dalle audizioni di ieri. I Comuni chiedono più fondi rispetto ai 500 milioni aggiuntivi del Fondone Covid, e in Unificata premono per assunzioni in deroga del personale di Polizia locale e per la proroga dei contratti ai concessionari della riscossione. Le Province puntano all’assunzione in tempi stretti di almeno 500 tecnici per i progetti su strade e scuole. E i sindacati tornano a sostenere che i 400 milioni aggiuntivi non bastano per i rinnovi dei contratti del pubblico impiego su cui è stato proclamato lo sciopero del 9 dicembre.

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