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Conte prende tempo sul Mes. E non esclude il veto al Consiglio Ue

ROMA Il giro di telefonate fra Roma e Bruxelles dura oltre tre ore. Palazzo Chigi è in allarme, i nostri titoli di Stato hanno iniziato male la settimana e la revisione del rating del debito in questi giorni da parte di S&P potrebbe ulteriormente complicare la situazione. Una situazione che sembrava sempre più difficile leggendo le prime notizie che arrivavano dai lavori preparatori del prossimo Consiglio europeo, previsto per giovedì, ma che ora potrebbe cambiare da un momento all’altro visto che Angela Merkel si sarebbe convinta a sostenere l’ipotesi di un maxi Recovery fund appoggiato sul bilancio Ue e sull’emissione di titoli garantiti dalla Commissione.

Giuseppe Conte ha avuto ieri una serie di contatti diplomatici che lasciano aperte tutte le strade, anche quella che l’Italia possa bloccare le conclusioni del prossimo vertice europeo, se non saranno soddisfatte le sue richieste. «Merkel ci sta dando una mano, ma valuterò con attenzione gli interessi nazionali e poi prenderò una decisione», è la posizione del premier, che oggi riferirà in Parlamento sia sui prossimi passi delle riaperture possibili, sia sul prossimo Consiglio europeo. Ieri una riunione con i capidelegazione della maggioranza è stata interlocutoria. Dario Franceschini e il Pd spingono per una stesura prima possibile sia di un piano per la fase 2, ma anche per le date delle successive fasi di riapertura delle attività. Conte invece invita alla prudenza e vuole attendere la relazione conclusiva della task force guidata da Vittorio Colao.

Sul Mes, e sull’attivazione di una linea di credito da 37 miliardi di euro per le spese sanitarie dirette e indirette, Conte sembra disponibile a verificare in Parlamento l’esistenza di una maggioranza, qualora decidesse che lo strumento è davvero privo di quelle condizionalità che in altri tempi hanno soffocato i Paesi che hanno ricevuto finanziamenti dal Meccanismo di stabilità europeo.

Ieri il governo ha deciso che la finestra elettorale per le amministrative andrà dalla metà del mese di settembre al mese di dicembre. Per le Regioni non sarà possibile, quindi, andare al voto a luglio. Nel decreto si «prevede che le consultazioni elettorali possano essere rinviate di non oltre tre mesi, anche se già indette, in considerazione di sopravvenute specifiche situazioni epidemiologiche da Covid-19». Mentre, in merito alle elezioni per il rinnovo dei consigli comunali e circoscrizionali il turno annuale ordinario si terrà in una domenica compresa tra il 15 settembre e il 15 dicembre. Secondo il ministro D’Incà, questa soluzione consentirebbe un possibile election day: «Si apre la possibilità per una convocazione di tutte le consultazioni elettorali per la seconda metà di settembre». Ma i governatori di Liguria (Giovanni Toti), Campania (Vincenzo De Luca), Puglia (Michele Emiliano) e Veneto (Luca Zaia), con una nota comune continuano a sostenere che si può votare anche a luglio. Ipotesi che non era stata esclusa dal ministro dell’Interno prima della decisione del cdm.

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