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Conte: ora semplificazioni per far ripartire l’Italia

ROMA – Giuseppe Conte difende la fase 1 del lockdown, «la scelta giusta, l’unica in grado di contrastare il diffondersi dell’epidemia sull’intero territorio nazionale». Lancia l’alert per una fase 2 responsabile, perché «non è ancora il tempo dei party, delle movide e degli assembramenti», e rassicura sugli strumenti di monitoraggio in campo: da lunedì cominceranno i test sierologici gratuiti per 150mila cittadini, «a giorni la app» e 5 milioni di kit con reagenti per effettuare più tamponi. Ma soprattutto annuncia «la madre di tutte le riforme» per «riattivare il motore della nostra economia provata da due mesi di restrizioni e anche dal crollo generalizzato della domanda globale»: quel nuovo decreto legge in cottura, stavolta a Palazzo Chigi e non a Via XX Settembre, «dedicato alla semplificazione amministrativa e burocratica» che «introdurrà molti elementi di novità per fornire all’Italia uno shock economico senza precedenti, in particolare nel settore delle infrastrutture».

All’indomani dello scampato pericolo della sfiducia al Guardasigilli Alfonso Bonafede, il premier suggella la tregua con Italia Viva durante l’informativa in Aula alla Camera sull’emergenza Covid-19: usa la parola «shock», la stessa che Matteo Renzi da mesi affianca al suo piano sblocca-cantieri, cita le ministre Iv Bonetti e Bellanova. Un riconoscimento ricambiato con la disponibilità confermata da Maria Elena Boschi, che rilancia: «Ora serve un grande business plan industriale per il nostro Paese».

Conte sa che sul prossimo provvedimento economico si gioca la ripartenza dell’Italia e del suo Governo, anche perché ha ben presenti le falle dei precedenti decreti. «Sostegno non è un obiettivo incompatibile con quello di rilancio», dice in Aula respingendo le accuse di assistenzialismo rivolte all’ultima manovra. E riconosce «la sofferenza che cresce nel Paese» tra imprenditori, commercianti e lavoratori. Senza rinunciare a una stoccata al sistema bancario: «Può fare e deve fare ancora di più e deve accelerare le procedure necessarie a erogare i prestiti coperti dalla garanzia pubblica».

Ma è alla «politica tutta» che Conte si rivolge per esortarla «a lavorare per elaborare un ampio programma di rinascita economica e sociale, insieme alle migliori energie del Paese». Una chiamata a raccolta anche delle opposizioni, pure se la rissa in Aula tra M5S e Lega non ha dato l’impressione di tensioni destinate a placarsi, anzi. Il decreto semplificazioni, che il premier confida di avere pronto «nel giro di due settimane», sarà una cartina al tornasole. Anche perché già agita la maggioranza, con l’asse Iv-M5S che invoca la sospensione del Codice appalti e il “modello Genova”, e il Pd della ministra Paola De Micheli che propone 200 miliardi in 15 anni e 12 commissari per 25 opere. Conte media e preannuncia «un elenco prioritario di opere strategiche di grandi e medie dimensioni che potranno essere realizzate con un iter semplificato»: deroghe che non faranno venire meno «i controlli più rigorosi, che tengono lontano gli appetiti delle infiltrazioni criminali». La partita è apertissima. Riguarderà anche gli interventi per incentivare alla firma i funzionari pubblici.E cercherà di recuperare quel pacchetto per trattenere gli investimenti sul territorio nazionale entrato e uscito più volte dalle bozze del decreto Rilancio. «Favoriremo la ricapitalizzazione delle imprese – dice il premier – e stiamo pensando di migliorare i modelli di governance per renderli più snelli ed efficienti senza comprimere i diritti delle minoranze».

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