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Conte e l’Europa “Un po’ di ritardo sul Recovery Fund”

«Siamo poco in ritardo » nella stesura del Recovery Plan italiano. Il premier Giuseppe Conte ammette che il governo è indietro nella preparazione dei progetti da presentare a Bruxelles per accedere ai 209 miliardi riservati all’Italia all’interno del Next Generation Eu da 750 miliardi. Il capo del governo indica che presenterà il piano alla Commissione Ue «a febbraio», dunque con un posticipo rispetto alle intenzioni iniziali.
La scorsa settimana, dopo che Repubblica aveva dato conto della preoccupazione delle istituzioni europee e dei partner rispetto ai tempi del piano italiano, Conte aveva parlato di «fake news». Ieri, intervenendo a Otto e mezzo, ha invece riconosciuto il «ritardo». «C’è – ha aggiunto – un’interlocuzione settimanale con la Commissione europea». A Bruxelles si ritiene che il governo debba inviare la bozza prima di Natale, visto che poi servirà un lungo lavoro di limatura del piano in modo da far sì che quando arriverà la notifica formale, la Commissione potrà approvarlo rapidamente e versare subito all’Italia i primi 20 miliardi del Recovery.
Bruxelles non vuole correre rischi e chiede al governo di accelerare anche se al momento non è chiaro quando il Next Generation Eu diventerà operativo, in quanto Polonia e Ungheria hanno messo il veto – bloccando tutto – contro il legame tra esborso dei fondi Ue e rispetto dello stato di diritto. Conte ha ricordato che il summit europeo del 10 dicembre «sarà decisivo » per superare l’ostacolo.
«Confido – ha indicato – che i Paesi che hanno posto il veto rivedano la posizione. È giusto che lo facciano, altrimenti danneggeranno le loro stesse economie». Un riferimento al fatto che se Budapest e Varsavia continueranno a bloccare Bilancio Ue e Recovery, un pacchetto da 1.800 miliardi, perderanno i fondi loro destinati.
Vista la storica incapacità italiana di assorbire i fondi comunitari, la Ue chiede una struttura di governance della gestione dei progetti e dei soldi alla quale il governo lavora proprio in questi giorni. «C’è da creare – ha spiegato il premier – una struttura operativa ad hoc con un profilo manageriale che garantisca il monitoraggio dei progetti e la verifica della loro attuazione. Sarà una struttura condivisa presso Palazzo Chigi ma con il coordinamento di altri ministeri».
A domanda se l’Italia userà i 36 miliardi della linea pandemica del Mes da usare, senza condizionalità, per la sanità, Conte ha risposto: «Noi abbiamo già tantissime risorse, abbiamo i fondi strutturali, la legge di bilancio, il Recovery. È necessario cambiare passo nella capacità amministrativa per realizzare i progetti in tempi certi». Non cambia dunque il “no” al Meccanismo europeo di stabilità, anche se il premier concorda che il Paese deve accelerare sul Recovery e sui suoi fondi.
«Io mi fido del mio ministro dell’Economia e degli economisti del Mef», ha quindi affermato Conte rispondendo alla domanda se ritenga necessario chiedere consigli a Mario Draghi. Infine sulle eventuali dimissioni dell’ad della Rai Fabrizio Salini, il premier ha affermato: «Non le confermo, sta facendo bene».
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