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Conte: le feste non possono essere l’anticamera della terza ondata

La frenata è brusca, quanto attesa. Alle nove di sera, dopo un’altra giornata di tensione tra l’anima rigorista del governo e quella aperturista, Giuseppe Conte stoppa la corsa verso il «liberi tutti». Da Palazzo Chigi trapela la posizione del presidente sul dilemma del primato tra salute ed economia: «Affrontare le festività natalizie senza cautele aggiuntive sarebbe da irresponsabili». Se la follia delle vacanze sregolate di agosto si ripetesse in versione invernale, l’Italia pagherebbe un prezzo altissimo in vite umane. Le feste di Natale non saranno dunque l’anticamera della terza ondata di Covid-19, perché il Paese non se lo può permettere e perché, ma questo Conte non lo dice, il governo non reggerebbe.

Se molti speravano che l’appiattimento della curva epidemiologica portasse ad una accelerazione verso le riaperture, l’idea del premier è che, per mettere in sicurezza il Paese, l’unica strada percorribile è stringere ancora. «Le occasioni di socialità e convivialità sono particolarmente intense sino alla Befana — è il ragionamento del presidente —. Se una regione fosse lasciata ad affrontare questo periodo con il regime di misure proprie di una zona gialla o arancione il contagio farebbe un balzo in avanti, con il rischio che la curva a gennaio vada nuovamente fuori controllo». La stessa preoccupazione espressa nelle riunioni riservate da Roberto Speranza e dagli altri ministri dell’ala rigorista, Dario Franceschini, Francesco Boccia e Roberto Gualtieri. Nell’ultimo Cdm, come il Corriere ha raccontato ieri, il responsabile della Salute lo aveva detto con chiarezza, spiazzando più di un collega di governo: «Anche se a dicembre quasi tutto il Paese sarà in fascia gialla o arancione, dovremo mantenere misure nazionali rigorose e valutare come rafforzarle tra Natale e Capodanno».

È la linea dura, che prevede i ristoranti, i bar e i pub chiusi dopo le 18 anche durante le feste e che Conte ha deciso di sostenere fino a quando l’indice Rt non sarà sceso stabilmente sotto l’1 in tutta Italia. «Bisogna limitare le occasioni di socialità allargata, che di solito si accompagnano alle festività natalizie, con tombolate, festeggiamenti, veglioni» è la raccomandazione che Conte metterà nero su bianco nel Dpcm del 3 dicembre. E se nell’ultimo Consiglio dei ministri il responsabile dello Sport Vincenzo Spadafora e il bellunese Federico d’Incà avevano portato la voce del mondo della neve, Conte fa sapere che il governo lavora a una iniziativa europea con Francia e Germania per chiudere durante le feste piste e impianti sciistici.

Salvo lo shopping

Ma il premier intende lasciare libero lo shopping per favorire i consumi

«Le vacanze sulla neve farebbero il paio con le vacanze spensierate e le serate in discoteca della scorsa estate», è il terrore che Conte ha condiviso con i collaboratori. Le polemiche a Palazzo Chigi le hanno messe nel conto, così come la montagna di ristori che bisognerà sborsare. Ma il premier sembra determinato a non cedere alle pressioni, che di certo ci saranno. Come avverte Boccia, «in un Paese che piange 600 morti al giorno il vero problema è evitare la terza ondata, non certo se sarà possibile o meno festeggiare il Capodanno».

Il coprifuoco il premier non lo ha mai amato, ma sembra rassegnato a conservarlo. Unica deroga di cui per ora si ragiona è la sera della Vigilia: se le indiscrezioni saranno confermate il 24 dicembre, anche per consentire la messa di Natale, si potrà tornare a casa dopo la mezzanotte. L’unica concessione che il capo del governo metterà nero su bianco riguarda il commercio. Nel suo «Natale sobrio» c’è spazio per il tradizionale scambio dei doni, ci sono gli incentivi agli acquisti elettronici del piano cashback (solo per chi compra nei negozi e non online) e c’è l’intento di «favorire i consumi, nel rispetto dei protocolli». Il 4 dicembre quindi i negozi riapriranno anche nelle regioni rosse, che per quella data non dovrebbero essere più tali in virtù del monitoraggio dei tre colori. Il sistema pensato da Conte e introdotto «nello scetticismo generale inizia a dare i suoi frutti» e il premier ne va orgoglioso perché nulla del genere, ha detto ai ministri nella lunga riunione di venerdì notte, è stato fatto in Europa: «La strategia messa in atto per fronteggiare la seconda ondata sta funzionando, ma non è il momento di cantare vittoria. Il virus continuerà a circolare nei prossimi mesi».

C’è un altro dossier che sta spaccando il governo ed è il ritorno tra i banchi dei ragazzi delle superiori. Speranza e Boccia vogliono andarci molto, molto cauti. Ma Lucia Azzolina alzerà sempre più la voce e Conte, che mesi fa a parole aveva messo la scuola in presenza davanti a tutto, fa capire che vuole mantenere la promessa: «Non appena avremo pienamente riportato sotto controllo la curva, interverremo per ripristinare la didattica in presenza. Rimane prioritario poter recuperare al più presto la ricchezza di una offerta didattica incentrata sulla interrelazione personale tra docenti e alunni e degli alunni tra loro».

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