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Conte: Italia con una voce sola «Meno debito ma più crescita»

L’Italia si presenta al Consiglio europeo di oggi e domani a Bruxelles «con la forza e la consapevolezza di un governo che in Europa parla con una voce sola, ferma e risoluta». Parla alla Camera il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e questa puntualizzazione si riferisce non solo alle questione migranti ma anche alla dialettica sulle riforme economiche.
La discussione sul bilancio dell’Eurozona è confermato che slitta al vertice Ue di fine anno: nel frattempo il confronto sul progetto franco-tedesco proseguirà nell’Eurogruppo. Al summit di riforme si parlerà nella seconda sessione domani mattina, dopo Brexit, ma Conte manda subito il messaggio sullo stato delle finanze pubbliche: «Il debito pubblico italiano è pienamente sostenibile, dobbiamo puntare alla sua riduzione ma in una prospettiva di crescita economica», dice il premier. Che ribadisce: «Nel quadro finanziario pluriennale 2021-2027, ribadiamo la necessità di avere un’Unione europea più giusta e più equa». E torna sul tema del disagio sociale, che nei programmi del governo giallo-verde apre la strada ad una prospettiva europea del reddito di cittadinanza, come aveva detto direttamente la scorsa settimana ad Angela Merkel nel bilaterale di Berlino: «Sono stati appena diffusi i dati Istat sulla povertà in Italia. Non può essere ignorato che nel 2017 oltre 5 milioni di persone in Italia hanno vissuto sotto la soglia di povertà. Dobbiamo dare risposte concrete, perché ci sono 5 milioni di persone che non possono più aspettare».
All’Europa il governo italiano chiede quindi un impegno più marcato: «L’Italia è un contributore netto del bilancio Ue pensiamo di meritare maggiore attenzione». Nel dibattito sul prossimo bilancio europeo, ha aggiunto, «proporrò che il negoziato riservi un’attenzione finanziaria più sostanziale dei fondi europei destinati all’inclusione sociale e il fondo sociale europeo che potrebbe finanziare la riforma sull’impiego, il bilancio 2021-2027 è uno strumento chiave per raggiungere questo traguardo». Il completamento dell’unione bancaria e la riforma dell’eurozona sono due dei temi-chiave del prossimo semestre a presidenza austriaca: «È il momento di far avanzare la condivisione del rischio, ma senza condizionalità che finiscono per irrigidire processi già avviati, che finiscono per incrementare l’instabilità bancaria e finanziaria. Non vogliamo un Fondo Monetario Europeo che finisca per costringere alcuni Paesi verso percorsi di ristrutturazione predefiniti, con l’esautorazione di un’autonomia che comporti politiche economiche efficaci. Siamo contrari ad ogni rigidità nella riforma dell’Esm, soprattutto perché nuovi vincoli al processo di ristrutturazione del debito potrebbero contribuire, proprio essi, all’instabilità finanziaria anziché prevenirla. Non vogliamo pericolose duplicazioni con i compiti della Commissione europea per la sorveglianza fiscale, che rischierebbero peraltro di delegittimare la base democratica di queste funzioni essenziali per la stabilità finanziaria». Un accenno anche alla web tax: «L’attuale assetto Ue non garantisce una tassazione equa, soprattutto per le industrie del web, vogliamo tassare i profitti generati negli Stati membri ridistribuendoli nelle comunità che hanno contribuito a generarli».
La posizione del premier è pienamente condivisa dal suo gabinetto. A partire da Paolo Savona, il ministro per gli Affari europei che prima di recarsi al pranzo allestito al Quirinale , assieme allo stesso Conte e ai due vice, Salvini e Di Maio, ha annunciato alla Camera di aver convocato per il 5 luglio il Comitato interministeriale per concordare con i colleghi di Governo «la linea futura da seguire e la divisione dei tanti compiti da assolvere». Un passaggio quest’ultimo che, si intuisce, fa riferimento alle deleghe non ancora attribuite e dalle quali si capirà il “peso” dei singoli ministri anche nel confronto con Bruxelles. Savona, nel respingere le 7 risoluzioni presentate dalle opposizioni in vista del Consiglio Ue, è tornato a parlare del debito e degli strumenti della Bce.«Se la democrazia italiana fosse esposta, come già accaduto, a gravi attacchi speculativi sul nostro debito pubblico, non sarebbe effetto delle condizioni di sua sostenibilità ma di un’architettura europea con gravi lacune», ha denunciato il ministro che boccia gli strumenti alternativi finora proposti dai partner europei e che saranno al centro del confronto di questi giorni a Bruxelles.

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