Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Conte: indennizzi a chi ha danni dalla stretta, ma alt aiuti a pioggia

«Non possiamo perdere tempo. Dobbiamo agire subito per mettere in campo tutte le misure necessarie a evitare un nuovo lockdown generalozzato che potrebbe compromettere severamente la nostra economia». Giuseppe Conte scende a tarda sera nel cortile interno di Palazzo Chigi, dove è stata allestita la conferenza stampa, consapevole che le misure decise dal governo con il nuovo Dcpm, sia pure più lievi di quelle ipotizzate negli ultimi giorni, avranno comunque un impatto economico: «Il Dpcm incide su alcune attività e dobbiamo predisporci ad elargire ristori, e ci sono diversi miliardi per questo, ma quello che non possiamo permetterci sono le elargizioni a pioggia. Per questo motivo sarà fatta una analisi dettagliata per capire chi ha bisogno di aiuti e sostegno». La stretta sugli orari di bar e ristoranti e lo stop alle fiere e ai convegni (si veda la pagina a fianco) è stata decisa dopo un lungo confronto con le Regioni e i Comuni e dopo aver avvvertito l’opposizione – precisa subito il premier – e anche il Parlamento sarà subito coinvolto: «Ho avvertito i presidenti di Camera e Senato e i leader dell’opposizione che stavo per firmare questo Dpcm. Andrò in Parlamento martedì o mercoledì».

Una mediazione faticosa, quella di Conte, che ha impegnato premier, ministri, governatori e Comitato tecnico scientifico per quarantotto ore consecutive. Due lunghissimi vertici con i capidelegazione della maggioranza, venerdì notte e sabato pomeriggio. Inframmezzati dal tavolo sempre aperto con le Regioni e i Comuni con i quali il confronto si è fatto a tratti aspro, soprattutto sui temi della scuola e dei trasporti e delle chiusure di palestre e piscine. Il mondo dello sport è in agitazione, i commercianti sono sul piede di guerra e i sindacati chiedono più tutele. E all’interno del governo si assiste ancora una volta al confronto, a tratti durissimo, tra chi, come il ministro della Salute Roberto Speranza e il capodelegazione del Pd Dario Franceschini, spinge per misure più restrittive e severe per non dover rincorrere una curva dei contagi in crescita esponenziale e chi, come le Regioni e la capodelagazione di Italia Viva Teresa Bellanova, si preoccupa di non dover infliggere un nuovo colpo a un’economia in faticosa ripartenza schierandosi dalla parte dei lavoratori della ristorazione e del mondo sportivo.

Il confronto è stato particolarmente duro, fino a grida e pugni sbattuti sul tavolo, sulla scuola: la ministra pentastellata Lucia Azzolina ha resistito a lungo alla richiesta avanzata dalle Regioni e dai Comuni (molto battagliero sul punto il presidente dell’Anci Antonio Decaro, del Pd) e sposata all’interno del governo da Franceschini di prevedere ingressi scaglionati e lezioni anche al pomeriggio. La linea della ministra, che ha posto anche il problema della mancanza del personale necessario a tenere le scuole aperte così a lungo, era quella di lasciare autonomia alle scuole. Alla fine, anche grazie alla mediazione del ministro dem per gli Affari regionali Francesco Boccia, passa la soluzione di permettere ingressi scaglionati (e comunque non prima delle 9) e lezioni pomeridiane solo per le superiori. Altro confronto durissimo è stato quello sull’ipotesi di chiudere palestre e piscine sostenuta da Franceschini e Speranza e fortemente osteggiata dal ministro pentastellato dello Sport Vincenzo Spadofora e dalla plenipotenziaria renziana al governo Bellanova. Resteranno per ora aperte ma a patto che entro una settimana rivedano i loro protocolli sanitari in modo più stringente altrimenti chiuderanno.

Alla fine resta agli atti la forte delusione e irritazione dei Comuni per la scelta di lasciare ai sindaci la decisione se imporre o meno il coprifuoco in alcune vie o zone. «Il governo, senza nemmeno affrontare il tema delle numerose riunioni di queste ore, inserisce nel Dpcm una norma che ha il solo obiettivo di scaricare sulle spalle dei sindaci la resposnabilità del coprifuoco agli occhi dell’opinione publica», è il commento di un arrabbiatissimo Decaro. E resta aperta anche la questione dell’attivazione del Mes per utiizzare i 37 miliardi per l’emergenza sanitaria come continuano a chiedere a gran voce Pd e Italia Viva. «Io ho detto senza pregiudizi ideologici che se avremmo avuto bisogno per un fabbisogno di cassa c’è anche il Mes; ma se questo non accade prendere il Mes per risolvere un dibattito pubblico non serve», ha detto il premier ricordando che il risparmio sugli interessi è al momento molto contenuto e che nessuno degli altri Paesi europei ha ancora usato questo strumento («c’è il rischio dello stigma»).

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cdp ha appena celebrato il più grande matrimonio del 2020, quello che ha portato alle nozze Sia (4,...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Era nell’aria, adesso c’è la conferma ufficiale: l’Opa del Crédit Agricole Italia è «inatt...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Iccrea esce dal capitale di Satispay ma non abbandona il fintech. L'operazione, anzi, ha l'obiettivo...

Oggi sulla stampa