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Conte: evitata l’infrazione, salvi «reddito» e nuove pensioni

È la giornata delle “colombe”. Giuseppe Conte, Giovanni Tria ed Enzo Moavero Milanesi seduti l’uno accanto all’altro per comunicare al Parlamento l’esito positivo del confronto con Buxelles e lo stop della procedura d’infrazione. Sorride anche Giancarlo Giorgetti. Ma nell’Aula del Senato spicca l’assenza dei vicepremier: Matteo Salvini e Luigi Di Maio disertano la celebrazione dell’accordo con la Commissione di Juncker. Qualcuno maliziosamente, dall’opposizione, bolla la correzione dei saldi da oltre 10 miliardi come una vera e propria «disfatta».
Conte, però, rivendica il risultato della sua «determinazione». A partire dalla riduzione del disavanzo dal 2,4% al 2,04%, «senza modificare né nei contenuti, né con riguardo alla platea dei destinatari» gli interventi più importanti. «Reddito di cittadinanza e quota 100 partiranno nei tempi che avevamo previsto», aggiunge. La scure imposta dall’Ue non comporta quindi, per il Governo, un ridimensionamento delle misure bandiera di M5S e Lega. Un messaggio che Di Maio e Salvini hanno assoluto bisogno di far passare nei rispettivi elettorati, come dimostrano le due note diramate in contemporanea, a informativa del premier ancora in corso. Plauso e ringraziamenti a Conte, con Di Maio che elogia il lavoro «portato avanti a testa alta» e Salvini che parla di «vittoria del buon senso». Non sono passati neppure tre mesi da quando i Cinque Stelle festeggiavano dal balcone di Palazzo Chigi il rapporto deficit-Pil tenuto al 2,4%. Ed è trascorso solo un mese da quando il numero uno della Lega ironizzava sulle possibili conseguenze della bocciatura della manovra da parte di Bruxelles: «Aspettiamo la lettera di Babbo Natale». Solo nel pomeriggio Salvini torna ad alzare il tiro. Alla missiva in cui i commissari Ue avvertono che continueranno «a monitorare i conti italiani», replica minacciando il “no” dell’Italia al bilancio comunitario. I fatti, però, dicono che due mesi di spread intorno a quota 300, la deludente asta dei Btp Italia e la revisione al ribasso delle stime di crescita hanno indotto i due vicepremier ad abbandonare la linea dura. E a mandare avanti quella di Tria, gestita dal premier con la sponda del Quirinale. A chi come Berlusconi e Gentiloni rimprovera l’Esecutivo di essersi fatto «scrivere la manovra da Bruxelles», il ministro dell’Economia replica: «L’abbiamo scritta noi, l’Ue controlla i conti». Poi cena con il governatore della Bundesbank Jens Weidmann, per rafforzare il rapporto con la Germania.
Il clima in Aula, comunque, non è certo caloroso, soprattutto quando Conte sciorina le novità: nuove tasse, freno alla spesa pensionistica, taglio di 4 miliardi agli investimenti. Insieme al congelamento di 2 miliardi per eventuali sforamenti e al rafforzamento delle clausole di salvaguardia Iva per il 2020-21. C’è anche il rinvio delle assunzioni nelle amministrazioni centrali. «Inaccettabile» per i sindacati, pronti alla mobilitazione. Le opposizioni colgono la palla al balzo, invocando «le scuse agli italiani». Non basta a placare gli animi l’annuncio del piano infrastrutture e anti-dissesto da 3,7 miliardi nel 2019 (circa 12 nel triennio), che vale uno 0,2% del Pil su cui è stata ottenuta la flessibilità. «Superata l’emergenza occorre ora valutare i provvedimenti», sottolinea il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. « In particolare bisogna verificare l’impatto delle misure sull’economia reale perché il cambiamento generi più occupazione e più crescita nel Paese».

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