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Conte butta il suo Recovery plan

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha buttato nel cestino la prima edizione del Recovery plan che tanti guai gli ha procurato nella maggioranza e in particolare con Matteo Renzi. Il nuovo documento scritto dal Tesoro sulla base delle proposte della maggioranza, ma anche delle osservazioni, condivise da molti, dell’ex presidente della Bce, Mario Draghi affinché gli investimenti a debito siano produttivi, è ora sul suo tavolo a Palazzo Chigi. Stravolti i contenuti e i progetti rispetto alle intenzioni iniziali del capo dell’esecutivo. Gli incontri sul nuovo Piano nazionale di ripresa e resilienza da 209 miliardi di euro sono coordinati dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, e dal ministro per le Politiche Ue, Enzo Amendola. La proposta definitiva sarà il frutto di una difficile mediazione. Tra le modifiche attese da Renzi, lo stop del Centro nazionale sulla cybersecurity. Assegnate più risorse alla sanità e alle politiche giovanili. Crescono anche istruzione, tutela del territorio, cultura e turismo. La governance, ossia la famosa task force di tecnici che secondo le intenzioni del premier dovrebbe implementare il piano, resta oggetto della contesa fra le forze di maggioranza.

«Questo è il momento per dare risposte concrete ai cittadini su vaccini, economia e scuola», ha ribadito ieri Renzi, l’esponente politico della maggioranza su cui restano accesi i riflettori per capire se aprirà la crisi ritirando la propria delegazione dal governo. Il leader tuttavia insiste su un tasto dolente della maggioranza: «Nei palazzi romani si smetta di chiacchierare e si diano più soldi per la sanità con il Mes», nonché sulla necessità che il governo faccia propri i suggerimenti di Draghi. La capo delegazione di Italia Viva nell’esecutivo, Teresa Bellanova, ha aggiunto che «Serve un nuovo accordo perché bisogna programmare il futuro, non solo mettere toppe». «Il problema», dunque, «non è cambiare qualche ministro, ma ora Conte ha l’onere di presentare un programma che sia la sintesi della maggioranza». Parole su cui il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha chiarito: «Sono mesi che il Pd chiede apertamente e lavora per un rilancio dell’azione di governo, in sintonia con tutti gli alleati. La parola d’ordine è costruire, contribuire ad aprire una fase nuova insieme»

Sul fronte dell’opposizione, Silvio Berlusconi, ha rivolto un appello alla maggioranza per non disperdere le risorse «in mille rivoli di spesa assistenziale o clientelare». «Noi siamo pronti, abbiamo le idee chiare, i nostri dipartimenti hanno lavorato molto seriamente e nei prossimi giorni metteremo le nostre proposte a disposizione del Paese», ha aggiunto Berlusconi. «Mi auguro che sia possibile, al di là delle vicende del governo Conte, trovare un tavolo comune fra le forze politiche per discuterle, approfondirle e poi sottoporle al giudizio dell’Europa».

Voci insistenti su rimpasto di giunta in Regione Lombardia. La Lega avrebbe chiesto la testa dell’assessore lombardo al Welfare, Giulio Gallera (Forza Italia). L’Agi riferisce che al suo posto è dato per favorito Gian Vincenzo Zuccotti, direttore U.O. di Pediatria «Dipartimento di Scienze Cliniche» dell’Ospedale Sacco. Le ultime dichiarazioni di Gallera sulla campagna vaccinale a rilento per i medici in ferie sarebbero costate il posto all’esponente politico che FI aveva ipotizzato di candidare a sindaco di Milano. Ma la notizia più clamorosa è che la maggioranza di centrodestra vorrebbe sostituire anche ben tre donne in giunta: l’assessore alla Famiglia, Silvia Piani, quello allo Sport, Martina Cambiaghi, entrambe in quota Lega, e l’assessore al Turismo, Lara Magoni (Fratelli d’Italia).

Ieri sera, dopo le 21, è stato convocato il Consiglio dei ministri sulle nuove misure anti Covid. In particolare era attesa la decisione sulla riapertura delle scuole.Veneto e Friuli Venezia Giulia, contrastando la possibile scelta del governo di far tornare in aula le superiori il 7 gennaio, hanno deciso, che le lezioni si svolgeranno solo a distanza fino al 31 gennaio. La Campania ha deciso per una ripresa graduale dopo l’11 gennaio. La Toscana riapre le scuole il 7 gennaio in linea con le intenzioni del ministro della Pubblica istruzione, Lucia Azzolina. L’Iss ha sottolineato che dal mese di agosto, dalle scuole, è arrivato soltanto il 2% dei contagi. Per il resto, nel momento in cui ItaliaOggi è andato in stampa, le proposte sul tavolo erano due: quella di mantenere in vigore le misure vigenti fino al 15 gennaio (arancione nei feriali e rossa nel weekend), data di scadenza dell’ultimo Dpcm, oppure di tornare in zona gialla per il 7 e 8 gennaio, per poi passare alle misure della fascia arancione il weekend del 9 e 10 e, successivamente, sulla base del monitoraggio, assegnare le fasce per la settimana seguente.

Gran Bretagna verso il terzo lockdown. Il premier Boris Johnson si è rivolto alla nazione dagli schermi tv per formalizzare la preannunciata nuova stretta anti-Covid di fronte all’ultima impennata di contagi.

Ema verso l’autorizzazione del vaccino di Moderna. Oggi in Italia arrivano altre 470 mila dosi del vaccino della Pfizer Biontech. Si tratta della seconda tranche delle spedizioni destinate al nostro paese che in questa prima fase ha diritto a 3,4 milioni di dosi. I farmaci saranno distribuiti direttamente dalla casa farmaceutica nei 294 punti di somministrazione indicati dalle Regioni. La Commissione Ue ha chiesto a Biontech altre dosi del vaccino, oltre quelle già concordate. Intanto, sono 10.800 i nuovi casi di Covid registrati in Italia ieri, 348 le vittime. Il tasso di positività è stabile al 13,8%.

Gli azionisti Fca hanno approvato la fusione con Psa che darà vita al nuovo gruppo Stellantis. «Vogliamo avere un ruolo di primo piano nel prossimo decennio. Intendiamo svolgere un ruolo determinante nella costruzione di questo nuovo futuro, è stata quest’ambizione a unirci», ha affermato il presidente e primo azionista John Elkann. Fca e Psa prevedono di perfezionare la fusione il 16 gennaio. La negoziazione delle azioni ordinarie di Stellantis avrà inizio il 18 gennaio a Milano e Parigi, il 19 a New York.

La giustizia britannica ha respinto l’istanza di estradizione negli Usa di Julian Assange, dove il fondatore australiano di WikiLeaks è accusato di spionaggio e pirateria per aver contribuito a svelare file riservati americani relativi fra l’altro a crimini di guerra in Afghanistan e Iraq. Assange negli Usa rischia il carcere a vita. Washington potrà ricorrere in appello.

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha confermato che l’Iran ha avviato il processo di arricchimento dell’uranio al 20%, come annunciato da Teheran. Dura reazione di Israele, secondo cui la decisione di continuare a violare gli impegni non può essere spiegata che col desiderio di continuare a perseguire lo scopo di sviluppare il nucleare militare. Il Pentagono ha ordinato alla portaerei Nimitz di rimanere in Medio Oriente «a causa delle minacce dell’Iran contro il presidente Donald Trump e i funzionari dell’amministrazione Usa». Ieri i pasdaran hanno sequestrato una nave sudcoreana.

I vescovi australiani hanno chiesto all’ente di controllo dei reati finanziari Austrac (Australian transaction reports and analysis centre) a chi sono arrivati i 2,3 miliardi di dollari (oltre 1,4 miliardi di euro) trasferiti dal Vaticano. I vescovi, secondo The Australian, vogliono anche chiarimenti dal Vaticano su come mai siano stati trasferiti a loro insaputa, questi soldi. Le rimesse in Australia avrebbero subito un’accelerazione proprio nel periodo in cui il cardinale George Pell era indagato e potrebbero essere, si legge, «legate a tentativi di influenzare sfavorevolmente il processo per pedofilia a suo carico». Pell è poi stato scagionato dall’Alta Corte.

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