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Conte: ascolteremo le imprese, nessuna nazionalizzazione

ROMA

«Non vogliamo inaugurare una stagione di nazionalizzazioni. Vogliamo piuttosto offrire alle imprese un ventaglio di possibilità per attraversare indenni questa fase di emergenza e vari strumenti per rilanciare al più presto le loro attività economiche». Alla vigilia degli incontri di stamane con le associazioni datoriali, Giuseppe Conte recapita un messaggio distensivo al mondo produttivo. Una mano tesa che arriva dopo due campanelli d’allarme risuonati forte nelle stanze di Palazzo Chigi: il duro intervento del presidente designato di Confindustria, Carlo Bonomi, che ha pubblicamente definito il decreto in gestazione come una mera «distribuzione di soldi a pioggia», e le tensioni nella maggioranza proprio sulle modalità degli aiuti alle aziende, esplose nel lungo vano vertice notturno di lunedì tra il premier e i capidelegazione.

La ricetta del ministro dem dell’Economia, Roberto Gualtieri, basata sullo schema a più livelli di un sostegno dello Stato sotto forma di ristrutturazioni, ricapitalizzazioni e intervento nel capitale, ha suscitato la levata di scudi dei renziani di Italia Viva, convinti che non sia la strada giusta da imboccare in un momento di crisi come l’attuale. Il premier ha scelto di congelare ogni decisione e di riconvocare le parti sociali: ieri sera i sindacati e stamattina le associazioni datoriali.

«Ascolterò le loro ragioni e i loro suggerimenti sulle modalità più efficaci e sul percorso migliore per rilanciare nella maniera più rapida possibile il mondo delle imprese e dell’industria, al fine di consentire la piena ripresa delle attività economiche, il consolidamento patrimoniale e il rilancio degli investimenti», assicura al Sole 24 Ore in vista delle riunioni di oggi. E pazienza se si corre il rischio di allungare i tempi per il varo del decreto, già slittato da aprile a maggio e inizialmente previsto per domani. «È un passaggio cruciale, di svolta in questa fase di emergenza», spiega il premier. «Per questo, se necessario, ci prenderemo ancora qualche giorno: è importante fare presto, ma è altrettanto importante fare le cose perbene. È una manovra complessa, con risorse significative, che andrà a incidere su tutto il sistema e che avrà ricadute importanti su tutto il tessuto produttivo».

Quanto alla ricetta targata Gualtieri, Conte tiene a precisare che nulla è ancora definito: «Questa modalità di finanziamento è una delle proposte sul tavolo, ma ci saranno molti altri interventi per incentivare la ripresa degli investimenti, e su questi siamo aperti al dialogo con il mondo delle imprese». Nel merito, ricorda che «l’intervento di cui si discute è in ogni caso una modalità per finanziare in termini di equity le società, che nella versione più corretta deve avere carattere temporaneo, non deve interferire nella governance e all’esito deve contemplare un contributo a fondo perduto per premiare l’impresa che abbia fatto investimenti produttivi».

La scommessa del premier è quella di riuscire a tenere le redini del Paese più salde possibili, scongiurando gli scenari di Governi alternativi. Come? Da un lato tornando a indossare i panni dell’eterno mediatore tra i partiti della sua maggioranza, dall’altro lanciando le basi per il nuovo «patto sociale» di cui ha già parlato ai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil. E su cui oggi chiederà la disponibilità delle imprese.

 

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