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Conte apre al taglio dell’Iva per arginare la crisi “L’economia non è ripartita”

ROMA — Gioca a nascondino con la pioggia per tre ore. Alle 20, infine, Giuseppe Conte si presenta sul prato umido di Villa Pamphilj per chiudere ufficialmente gli Stati generali. Lo fa promettendo riforme imponenti, ma indicando anche al Paese – come mai fino ad ora – il baratro economico che minaccia l’Italia. «Dovremo intervenire per un nuovo scostamento di bilancio – ammette il premier – . Le risorse stanziate finora non sono sufficienti a causa dell’impatto di questo annus horribilis dal punto di vista economico e sociale».
L’elenco delle proposte raccolte in questi nove giorni di confronto con il mondo produttivo, sindacale e con la società civile è lunghissimo. Conte assicura che ne farà tesoro, rielaborerà assieme agli alleati il Piano di Rilancio e lo presenterà a settembre, in modo da ottenere le risorse del Recovery plan europeo. Coinvolgerà anche l’opposizione, promette. E lo farà invitandola già questa settimana a Palazzo Chigi. Il premier, però, stavolta fa di più: propone incontri separati per i leader del centrodestra. «È più opportuno », sostiene. Prova a dividere il destino di Forza Italia da quello dei sovranisti di Salvini e Meloni. Anche perché gli azzurri «sembrerebbero predisporsi maggiormente a un confronto». La reazione del leghista è furibonda: «Siamo uniti, convochi la coalizione».
Conta poco la formula, per l’avvocato. Assai di più il progetto politico: favorire un progressivo avvicinamento al berlusconismo, che sarà utile nei passaggi più traumatici dei prossimi mesi, a partire dal Mes. E d’altra parte Conte non nega gli ostacoli, come mai fino a oggi. «Nel turismo – dice ad esempio non ci sono prenotazioni apprezzabili dall’estero, dovremo intervenire ». E ancora: «Con la riapertura non sono ripartiti i consumi, né il clima di fiducia. Questo ci preoccupa ». Da questo allarme deriva l’ipotesi di riattivare il sistema ritoccando l’Iva al ribasso (ad esempio per alcuni settori in crisi come ristorazione, spettacoli e turismo), che il premier non nega: «La Germania l’ha fatto. È una delle ipotesi discusse. Non abbiamo deciso, lo faremo in settimana, anche perché è una misura costosa».
Con Gualtieri il confronto su questo scenario è serrato. I due si parlano dopo la conferenza stampa. Il ministro è preoccupato dai costi e dagli effetti (non avvantaggerebbe i consumatori, quindi inciderebbe poco sui consumi). Altro sarebbe usare la legge di Bilancio per prevedere un ritocco dell’Iva legato ai pagamenti cashback: chi paga senza contanti risparmia sull’imposta e ha un ritorno fiscale.
Ma non basta. Il governo promette interventi sul cuneo fiscale e si prepara a varare nel prossimo consiglio dei ministri il decreto Semplificazioni. Dove, ripete Conte in privato, «non mancheranno molte resistenze, ma procederò senza tentennamenti ». Nel nuovo piano, inoltre, l’esecutivo recepirà alcune idee di Confindustria, ma non tutte: «Il rapporto dialettico non mi spaventa. E poi il governo non deve tenere conto solo degli interessi di una categoria, ma di tutto il Paese».
L’economia, certo. Ma per l’avvocato è anche il momento di motivare l’Italia. «Non è con gli incontri che si riprende il Pil. Ma una cosa è certa: ci riprenderemo sicuramente ». Ai cronisti, allora, consegna il progetto di Rilancio in pillole: la transizione energetica, l’Alta velocità, i pagamenti digitali per contrastare il sommerso, la fibra ottica. E ancora, la revisione dei reati di abuso d’ufficio e danno erariale, il piano Impresa 4.0 plus per chi punta sulla digitalizzazione, il contrasto alla povertà educativa, l’ addio al combustibile fossile. «Non possiamo avere dubbi sui parchi eolici – dice – né sul fotovoltaico». Quanto alle donne, immagina un bonus da 35 mila euro per 500 aspiranti manager.
L’ultimo passaggio è dedicato ad Autostrade. Se l’Italia deve correre, i ritardi nella decisione sulla revoca non possono che rendere meno credibile l’esecutivo. Lo ammette anche il premier, promettendo «a giorni» una soluzione chiara. «Ne parliamo da un po’ troppo tempo. Sul mio tavolo non ho una proposta accettabile. Credo che ci avviamo verso una soluzione obbligata». Sembra la parola definitiva, ma un attimo dopo si riapre uno spiraglio: «Se poi arrivasse un’altra proposta in extremis, la prenderemmo in considerazione».
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