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Conte appeso alla sfiducia di Renzi convoca i partiti e accelera sul Recovery

La mossa di Giuseppe Conte per uscire dall’angolo viene comunicata alle otto di sera di una domenica segnata da nuovi attacchi di Italia Viva e da non robustissime difese dagli alleati. Il premier decide di accelerare sul Recovery plan e convoca le forze di maggioranza: oggi M5S e Pd, domani i riottosi renziani e Leu. L’avvocato è pronto a definire con gli alleati la governance e i saldi del programma da 209 miliardi, dopo lo scontro che ha originato questa sorta di pre-crisi che accompagna la fase calda dell’emergenza Covid.
Giornata nata sotto cattivi auspici, per il primo ministro, con le dichiarazioni su Sky del coordinatore di Iv, Ettore Rosato, che afferma che il governo – in attesa del chiarimento richiesto – in questo momento non ha la fiducia dei renziani ma neppure della maggioranza. E poi, con Repubblica , rincara la dose allontanando l’ipotesi di elezioni in caso di crisi.
Sono accuse che seguono altre, da parte di Iv, e che fanno irritare una volta di più il presidente del Consiglio. Che invoca una presa di distanza da parte degli altri partiti della maggioranza. Le reazioni arrivano alla spicciolata e, almeno per quanto riguarda il Pd, non giungono dai vertici: c’è Michele Bordo, vicecapogruppo alla Camera, che ricorda come Italia Viva abbia il 2 per cento e abbia fallito l’obiettivo di “distruggere i dem”: per questo motivo invita Rosato a parlare solo a nome del proprio partito. Ma quando interviene il vicesegretario Andrea Orlando, lo fa solo per invitare Conte a sbloccare l’ impasse sulla spesa dei fondi europei e sulla stessa posizione stanno i ministri Gualtieri e Amendola. Solo a tarda ora le repliche a Rosato, più dure, da parte del M5S, che con il capodelegazione Alfonso Bonafede definisce “irresponsabili” i renziani. Mentre Luigi Di Maio, dagli schermi di Che tempo che fa , scaccia le voci di un interesse personale a un turn over a Palazzo Chigi: «Il mio nome è stato spesso associato al ruolo di “premier”, ma io voglio andare avanti con questo governo, continuare a fare il ministro degli Esteri. Una follia mettere in discussione Conte».
Fatto sta che il presidente, in serata, si convince a offrire alla sua coalizione una revisione “concordata” del Recovery. Quindi convoca per oggi e domani i maggiori azionisti giallorossi. Al suo fianco, fa sapere, ci saranno i ministri pd Gualtieri e Amendola e sul tavolo «i lavori di preparazione» – così li chiama – del piano. Conte, sui saldi e sulla task force sembra pronto ad aprire in maniera sostanziale. La cabina di regia ci sarà, ma i suoi poteri saranno ridotti. Il controllo previsto per il Parlamento sarà più capillare, forse cambierà anche lo schema dei sei top manager. Ci sarebbero anche da aumentare i fondi per la Sanità, quei nove miliardi considerati una cifra esigua dai big dello schieramento.
La strategia è chiara: mostrare maggiore disponibilità al dialogo e sciogliere il nodo del Recovery prima della verifica di maggioranza e, soprattutto, di un Consiglio dei ministri a rischio altissimo. Non è che Renzi accolga la scelta con grande entusiasmo: «Se il cambio di metodo che chiedevamo – dice ai suoi – è che dobbiamo apprendere di convocazioni a Palazzo Chigi dalle agenzie o dalle veline di Palazzo Chigi non hanno capito cosa stanno rischiando».
L’ex premier conviene sul fatto che Conte stia cercando di aprire, ma non deflette: attende risposte su tutte le questioni poste, non solo sul Recovery. Non vuole però fornire alibi al premier né agli alleati. E quindi la delegazione di Italia Viva risponderà all’appello. In un clima, comunque, sempre più teso. E con tutti gli scenari aperti sul futuro dell’esecutivo e della stessa maggioranza.
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