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Conte: ai settori aiuti immediati e senza scostamenti di bilancio

La premura di Giuseppe Conte è una: garantire ristori immediati ai settori colpiti dalla nuova stretta, quella che non avrebbe mai voluto varare se non fosse stato costretto dai «livelli preoccupanti dell’indice Rt che ha raggiunto la soglia critica di 1,5». «I nuovi indennizzi sono aggiuntivi a quelli in vigore e confidiamo di andare in Gazzetta Ufficiale già martedì, vediamo se il Consiglio dei ministri sarà lunedì (oggi, ndr) o martedì», annuncia il premier ai cronisti nella conferenza stampa convocata ieri alle 13.30 a Palazzo Chigi per illustrare le misure del Dpcm che ha firmato sabato notte, dopo il confronto con i capidelegazione di M5S, Pd, Iv e Leu e le Regioni, alle quali il Governo ha alla fine imposto la chiusura di bar e ristoranti alle 18.

Il decreto legge, come anticipato sul Sole 24 Ore, punta a sostenere con risorse a fondo perduto «tutti coloro che saranno penalizzati», dalla ristorazione agli impianti sportivi. «I ristori arriveranno direttamente sul conto corrente degli interessati con bonifico bancario dell’Agenzia delle Entrate», precisa Conte, ringraziando i ministri Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli. Le categorie sono sul piede di guerra. Nel pomeriggio il premier chiama i vertici di Confesercenti, Federnuoto, Confcommercio, Anec e Agis, oltre che il presidente della Conferenza delle regioni, Stefano Bonaccini. Intanto Cgil, Cisl e Uil tornano a chiedere al premier un incontro, il segretario dem Nicola Zingaretti “intercede” e incalza: potrebbero essere convocati mercoledì.

Il nuovo Dl è di fatto l’unica rassicurazione che Conte può offrire al Paese, nel giorno in cui i contagi superano quota 20mila in 24 ore (21.273) . «Il nostro obiettivo è chiaro», spiega il premier: «Vogliamo tenere sotto controllo la curva epidemiologica perché solo così riusciremo a gestire la pandemia senza rimanerne sopraffatti». Lo scopo è «tutelare la salute e preservare l’economia, per evitare di arrivare a dover scegliere tra l’una e l’altra». E scongiurare un secondo lockdown generalizzato, perché «il Paese non può più permetterselo». Il resto sono speranze, a partire da quella di riuscire, grazie alle restrizioni in vigore da oggi, «a tenere sotto controllo la curva» per poter «allentare» a dicembre, «tornare a respirare» e affrontare il Natale «con maggiore serenità». O quella di poter disporre delle prime dosi di vaccino anti-SarsCov2 già a dicembre almeno «per i più fragili e gli operatori sanitari esposti al pericoli». Oppure ancora quella di non dover ricorrere a nuovi scostamenti di bilancio per garantire le iniezioni di aiuti necessarie, che potrebbero peraltro ridurre le risorse per la crescita. «Al momento direi che i conti della Nadef non vengono alterati», risponde Conte a precisa sollecitazione. «Non c’è necessità di alterare il quadro di finanza pubblica già approvato dal Parlamento. Se riusciremo a tenere la curva sotto controllo non vedo prospettive di nuovi scostamenti».

È il “se” il problema che agita Palazzo Chigi e la stessa maggioranza litigiosa, con il M5S che rinfaccia al Pd le responsabilità sui trasporti e Iv che preme perché si trovino «risorse credibili» per i ristori. Quello di ieri, ricorda lo stesso Conte, è il terzo Dpcm in undici giorni. E nessuno può escludere che non ne serviranno altri. Anche se il premier sottolinea che le Regioni potranno continuare a concordare con l’Esecutivo misure ancora più restrittive. E anche se confida nella responsabilità dei cittadini, a cui raccomanda di «muoversi solo per motivi di necessità» e di non ricevere a casa estranei al nucleo familiare.

All’obiezione diffusa secondo cui ci si è mossi in ritardo rincorrendo il virus e scaricando sulle categorie produttive ciò che non si è fatto su trasporti e sanità, il premier risponde netto: «Non possiamo imputare al Governo di essersi distratto e aver abbassato la soglia di attenzione: ricordo che prima dell’estate tutti, anche l’opinione pubblica, pensavano di aver passato la pandemia, mentre noi abbiamo chiesto la proroga dello stato di emergenza e continuato a comprare mascherine e respiratori».

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