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Conte ai manager di Stato: investite e assumete

Da 15 a 20 miliardi di investimenti aggiuntivi per il prossimo quinquennio. Sulla carta. Sarebbe questo l’impegno assunto dalle 13 aziende partecipate convocate ieri a palazzo Chigi, secondo il premier Giuseppe Conte. «Usciamo con la sensazione vera che l’Italia può fare sistema» ha rimarcato il capo del governo, precisando che gli investimenti sono subordinati alla realizzazione di un ambizioso piano di riforme: da quella del codice degli appalti al riassetto del fisco, dalla riforma del codice civile a un massiccio piano di semplificazione burocratica.

Davanti alle aziende convocate, da Cassa depositi e prestiti, a Terna, Leonardo, Snam, Eni, Saipem, Ansaldo Energia, Enel, Poste Italiane, Fincantieri, Italgas, Ferrovie dello Stato, Open Fiber, è stato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, a definire gli investimenti, «pilastro della manovra» snocciolando i numeri: 15 miliardi di fondi aggiuntivi nel triennio, più 5,7 miliardi già stanziati, per un totale di 20,7 miliardi.

Nella Sala Verde oltre al premier, c’erano soprattutto esponenti pentastellati: da Luigi Di Maio a Danilo Toninelli, da Barbara Lezzi al sottosegretario Stefano Buffagni. Presenti anche Giancarlo Giorgetti, Paolo Savona e Giulia Bongiorno. Del resto il governo affida a questa iniziativa della cabina di regia degli investimenti un compito mediatico forte: rendere più credibili le previsioni di crescita della manovra, che finora hanno raccolto solo critiche dalle istituzioni deputate a commentarla.

Si spiega così il ruolo di apripista svolto ieri dal nuovo amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, società controllata per oltre l’80% dal Tesoro, Fabrizio Palermo, cui Tria ha affidato il compito di gettare per primo il cuore oltre l’ostacolo. Sua, l’unica previsione dettagliata di investimenti aggiuntivi relativi alle partecipate Terna, Snam, Saipem, Italgas, Fincantieri e Ansaldo Energia. Una cifra pari a 13 miliardi in più rispetto ai 22 miliardi già previsti nei piani. Di questi, 5,5 attuabili se verranno sbloccati alcuni aspetti burocratici e 7,5 pianificati.

Cifre che fanno riflettere. Se infatti dei 15-20 miliardi aggiuntivi raccolti ieri presso le partecipate, secondo Conte, 13 sono da attribuire alla sola galassia Cdp, questo vuol dire che le aziende più grandi come Eni, Enel, Leonardo, Poste e Ferrovie devono aver offerto una disponibilità molto limitata. E non può trattarsi solo di una questione di riservatezza dovuta al fatto che una parte delle aziende presenti, quotate, stanno per presentare i piani agli investitori.

Per Enel, ad esempio, c’è un problema di localizzazione degli investimenti, molti dei quali sono all’estero. L’ad di Eni, Claudio Descalzi, avrebbe fatto capire che gli impegni sono quelli previsti dal piano. «Abbiamo già una spesa molto importante che è molto vicina ai 22 miliardi in quattro anni» ha detto a margine dell’incontro. Escludendo che il premier abbia richiesto di investire in titoli di Stato. Conte avrebbe invece insistito sull’opportunità di una manovra espansiva, trovando, a suo dire, la condivisione dei manager: «Abbiamo convenuto —ha detto — che una diversa manovra avrebbe portato, in una prospettiva di crescita molto debole ad una recessione».

«Un’iniziativa meritevole — commenta uno dei manager presenti, al termine dell’incontro — un esercizio di buona volontà. Con risultati tutti da dimostrare».

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