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Contanti, torna l’ipotesi di sanatoria

Nel cantiere della manovra riprende quota l’ipotesi di una sanatoria del contante, magari da inserire nel decreto fiscale collegato alla prossima legge di bilancio. Una sanatoria che potrebbe essere articolata con un forfait sul cash oggetto di emersione e il vincolo di investire una quota in titoli di Stato.
La strada, comunque, è quella di nuovi interventi in arrivo sul fronte antievasione. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, partecipando ieri a Milano al convegno «A Cesare quel che è di Cesare» organizzato dall’Università europea di Roma, ha anticipato la possibilità, ad esempio, di insistere «su alcune misure come la fattura elettronica» e «l’opportunità di estendere lo split payment» (per ulteriori dettagli si rinvia alla pagina a fianco). Ma c’è di più, perché il sottosegretario ha posto, o meglio riproposto, due possibili “dossier” da aprire: «Dobbiamo porci il problema di come incentivare l’utilizzo della moneta elettronica in Italia. Valutare leggi fiscali che possano aumentare in una prima fase l’utilizzo della moneta elettronica. E dobbiamo porci il problema di come aggredire il contante che è presente nelle case: utilizzare il contante senza consentire operazioni di pulizia di chi ha ottenuto quel denaro in modo illecito». Boschi, in serata, ha precisato i risultati della lotta all’evasione: «11 miliardi ai tempi del governo Monti per poi salire ai 15 miliardi nel 2015, ai 19 miliardi nel 2016 fino a superare i 20, come stima, nel 2017 » (in mattinata aveva invece citato la cifra di 23 miliardi).
Un risultato che andrebbe, comunque, oltre sia ai 19 miliardi raggiunti nel 2016 (comprensivi degli incassi dalla prima voluntary), sia dall’obiettivo messo nero su bianco nella convenzione tra Mef ed Entrate siglata poche settimane fa (si veda Il Sole 24 Ore del 1° agosto) che fissava il target a 15,7 miliardi. Molto dipenderà anche dall’esito della rottamazione delle cartelle dell’ex Equitalia, che si avvicina all’appuntamento del 2 ottobre con la seconda rata. Anche perché la convenzione “ingloba” nel risultato atteso la sanatoria sui vecchi ruoli (su cui, come anticipato da Marco Mobili e Marco Rogari su queste colonne il 16 settembre scorso, si studia una riapertura nella prossima manovra), ma non la voluntary disclosure-bis.
Sul tema del contante è tornato anche il procuratore capo della Repubblica di Milano, Francesco Greco, che ha ricordato l’ingente patrimonio presente presso le cassette di sicurezza stimato in circa 200 miliardi di euro. Il procuratore ha parlato sia dell’opportunità di tracciare le banconote da 500 euro sia di incentivare la moneta elettronica attraverso una premialità anche fiscale del Pos. Mentre sul contante la strada, secondo Greco, dovrebbe essere quella di un approccio articolato. In questo senso l’idea da approfondire è quella di una sanatoria “accompagnata” dall’obbligo a investire in titoli di Stato ma non produttivi di reddito. Un punto, poi, su cui Greco ha particolamente insistito è quello di arrivare a una web tax per tassare i giganti dell’economia digitale e recuperare così il terreno perduto. «Ci disegnano un bellissimo futuro – ha detto Greco – in cui loro non pagano le tasse» anche se sfruttano le infrastrutture, come la banda larga, «costruite dagli Stati e pagate dai cittadini con le tasse».
Da un altro magistrato, Renato Bricchetti, presidente vicario della Corte d’appello di Milano, è arrivato l’input a rimettere mano alla disciplina della confisca «facendo chiarezza sul profitto del reato, precisando i limiti della confisca per equivalente e prendendo una soluzione sul problema del ne bis in idem sostanziale». Mentre Vittorio Emanuele Falsitta, straordinario di diritto penale tributario e direttore del centro di ricerca sulla fiscalità etica dell’Università europea di Roma, ha rimarcato l’esigenza che «tutti si siedano intorno a un tavolo per individuare non tanto l’imposta che c’è ma quella che non c’è».
Molto attento al tema delle semplificazioni è stato il neodirettore delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, per il quale, nella riorganizzazione delineata nelle scorse settimane, «è importante immaginare un’Agenzia posta sullo stesso fuso orario del Paese e lo stesso fuso orario passa da un calendario fisso, che sia stabilito mettendo tutti intorno al tavolo e senza continue modifiche e ritocchi». Poi c’è un obiettivo di più ampio respiro: la dichiarazione precompilata per tutti i contribuenti che rappresenterebbe «la sublimazione, la scomparsa dell’idea stessa di dichiarazione, trasformata nella somma di raccolta dei dati, calcolo dell’imposta, comunicazione al contribuente e prelievo alla fonte, come si propone di fare il fisco britannico».
La strada da percorrere però è ancora lunga se, come ha ricostruito lo stesso Ruffini, l’attuale sistema tributario si caratterizza per «i 13 diversi livelli di sanzioni, le 8 diverse misure di tassi di interessi, i 3 diversi termini di prescrizioni regolati da 7 norme diverse per 9 diverse fattispecie».

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