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Contante, “tassa” da 200 euro all’anno su ogni italiano lo 0,52% del Pil speso per l’uso di monete e banconote

CARO contante, quanto ci costi! Produrre banconote e monete pesa sui conti dello Stato più del contante stesso, non solo in termini di produzione ma anche di distribuzione, controllo e conservazione. Un primo allarme era stato lanciato qualche mese fa da Sel che ha evidenziato come coniare un centesimo costi alla Zecca 4,5 centesimi, per un totale di 188 milioni di euro in dieci anni. La Banca centrale europea ha calcolato che l’Europa spende ogni anno lo 0,46% del proprio Pil — pari a 60 miliardi di euro — per trasportare, verificare, proteggere il denaro. In Italia la spesa, in proporzione, è anche superiore: si parla di 10 miliardi di euro, ossia lo 0,52% del Pil. «Questo vuol dire che per pagare il personale, le perdite, i furti, le apparecchiature, il trasporto, la sicurezza, i magazzini, la vigilanza, le assicurazioni, spendiamo 200 euro a testa all’anno» spiega Alessandro Onano, responsabile marketing di MoneyFarm.com, una società indipendente di consulenza finanziaria che opera online. In Europa circolano quasi 16 miliardi di banconote per un valore di oltre 900 miliardi di euro; le monete sono oltre cento miliardi di pezzi e valgono 24 miliardi.

Guardando le singole operazioni, il costo sociale del contante continua a essere più basso (0,33 euro) rispetto alle carte di debito (0,74 euro) e di credito (1,91 euro) ma solo perché gli importi dei pagamenti in contante sono più bassi rispetto a quelli con la carta. «Se si guarda l’impatto sul valore medio dell’operazione il contante è lo strumento più costoso – continua Onano – . Con il diffondersi delle carte di credito e l’internetbanking via via le transazioni diventano sempre meno affidate al contante e quindi questi costi si stanno riducendo, ma l’Italia non tiene il passo con gli altri Paesi e resta affezionata alla liquidità». Stando ai dati dell’Abi il nostro è il Paese occidentale con il più basso utilizzo di carte di credito: circolano 34,2 milioni di carte e 33 milioni di bancomat, di cui il 57% al Nord.
Oltre ai costi legati direttamente a banconote e monete ce n’è un altro che impatta ulteriormente sull’Erario: l’evasione fiscale, che secondo le stime più recenti rappresenta tra il 16,3 e il 17,5% del Pil. Un fenomeno che Parlamento e governo hanno cercato di arginare proprio agendo sulla tracciabilità delle operazioni: l’ultimo provvedimento in ordine di tempo è la Legge di Stabilità che ha portato a mille euro la soglia al di sopra della quale non si possono effettuare transazioni in contanti. Per scoraggiarne l’utilizzo le banche hanno introdotto anche delle commissioni sui prelievi allo sportello.
«L’Italia ha altri due tristi primati: il 40% delle rapine effettuate in Europa avvengono nel nostro Paese – sottolinea ancora Onano – e la Banca d’Italia riconosce ogni anno 72mila banconote false, un numero altissimo, se si considera in tutta Europa ne vengono intercettate 387mila. Senza contare poi i batteri che si veicolano attraverso i soldi, visto che i tagli grossi passano di mano in mano anche per sette anni e mezzo».
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