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Contante lecito nello scudo

I limiti all’uso del contante previsti dalla normativa antiriciclaggio non si applicano quando la fiduciaria paga l’imposta straordinaria dello scudo fiscale per conto del cliente.
Con un provvedimento notificato lo scorso fine settimana, e destinato a fare da apripista per altre decine di ricorsi pendenti, il Mef segna una svolta nella lettura – finora abbastanza problematica – dell’applicazione combinata del Dlgs 231/2007 e del terzo scudo fiscale (legge 102/2009).
Il caso era nato dopo una segnalazione dell’Uif sull’utilizzo del contante oltre soglia, avvenuto presso uno sportello bancario marchigiano, segnalazione che poi aveva portato alla verifica ispettiva della Guardia di finanza competente territorialmente (Ancona) sulle società interessate.
Nell’obiettivo delle Fiamme gialle erano così finiti – per quanto riguarda i ricorsi in questione – tre pagamenti contestuali (effettuati il 15 dicembre 2009, guarda caso ultimo giorno per il pagamento dell’imposta straordinaria dello scudo di quell’anno), per importi oscillanti attorno a 40 mila euro.
Il superamento della soglia di utilizzo del contante (articolo 49 del dlgs 231/2007, all’epoca 12.500 euro) aveva fatto scattare il procedimento sanzionatorio, con il sequestro del 40% dell’ammontare oltre soglia. Da qui è scaturito il contenzioso sfociato nella decisione del Mef della scorsa settimana.
Il ministero ha archiviato il procedimento con una motivazione sintetica quanto esplicativa: la fiduciaria aveva «acquisito in trasferimento il denaro contante al fine di pagare l’imposta straordinaria di adesione dello scudo fiscale» e in esecuzione «del mandato fiduciario stipulato tra le parti».
Proprio la particolarità del rapporto contrattuale, calato nelle regole dello scudo-ter – secondo il Mef – fa cessare la materia del contendere. È la stessa circolare 45/2010 delle Entrate, infatti, a spiegare che per usufruire dello scudo «è necessario che il patrimonio sia affidato» in toto alla gestione di un intermediario residente, almeno nel caso di rimpatrio cosidetto “giuridico”. Se il bene uscisse, per ipotesi, dal circuito della fiduciaria e tornasse nella disponibilità del contribuente – anche solo per adempiere all’imposta – quest’ultimo “perderebbe” istantaneamente gli effetti benefici dello scudo. Tra l’altro questo aspetto era stato messo a verbale della Gdf da uno dei soggetti ispezionati, ma all’epoca senza cambiare l’esito della verifica.
Tra gli argomenti fatti valere delle difese in sede di contraddittorio, e risultati determinanti, spicca quello del «titolo giuridico». Secondo lo studio legale Fisicaro, se è vero che l’articolo 49 del dlgs 231/2007 parla di trasferimento di contante effettuato a «qualsiasi titolo», è proprio il «titolo» a mancare nel rapporto tra fiduciante e fiduciaria, dove il trasferimento di danaro è una semplice traditio, vale a dire un mero spostamento. E inoltre l’articolo 17 della stessa norma legittima comunque il trasferimento del denaro per i pagamenti effettuati allo Stato.

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