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Contabilità d’oro

di Debora Alberici

Sanzioni fiscali all'azienda che ha una contabilità irregolare nonostante tali scritture siano state tenute dal commercialista. Lo ha stabilito la Cassazione che, con la sentenza n. 3651/2011, ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria precisando anche un altro fatto importante: legittimo l'accertamento induttivo anche a carico delle aziende che hanno un controllo sui flussi finanziari, come quelle soggette ai riscontri della Consob e all'ufficio italiano dei cambi.

Bocciando le motivazioni della commissione tributaria regionale del Lazio, la Suprema corte ha chiarito che erroneamente i giudici di merito hanno escluso «la responsabilità della società (ai fini sanzionatori) in ordine alla irregolare tenuta delle scritture contabili, scaricandola sul consulente fiscale, che, tutt'al più, potrebbe essere un concorrente nell'illecito costituito dalla violazione di un obbligo che fa capo all'ente e per esso al legale rappresentante». Si tratta infatti, hanno precisato ancora i giudici, «di obbligazioni di carattere pubblico/sanzionatorio che come tali non sono delegabili». Ma non basta: la sentenza contiene un altro aspetto legato ai flussi finanziari e al controllo da parte dell'amministrazione finanziaria nel caso di monitoraggio da parte di Consob e Uic. Sul punto gli Ermellini hanno precisato che «se fosse vero quanto afferma la Ctr bisognerebbe escludere che in Italia si sia mai verificato un episodio di contrabbando d'oro, in considerazione della vigilanza svolta dall'ente competente». L'affermazione «è manifestamente errata», scrivono poi i giudici. «Il fatto che talune attività siano soggette a vigilanza di appositi organi non significa che non possano sfuggire a tale vigilanza. L'esistenza della Consob o della Banca d'Italia non ha impedito la realizzazione di frodi epocali nel mondo delle società per azioni quotate in Borsa o nel campo bancario». Il caso riguarda una società romana che commercializza oro e preziosi. Una società, dunque, soggetta al monitoraggio dell'ufficio italiano cambi. L'amministrazione finanziaria aveva notificato un accertamento induttivo, basato sui versamenti che l'impresa aveva fatto in banca e sulle irregolarità contabili. In particolare secondo i giudici di merito, un'attività monitorata dall'Uic e seguita da un consulente fiscale non avrebbe potuto ricevere un valido accertamento induttivo. Contro questa decisione l'amministrazione finanziaria ha presentato ricorso in Cassazione che lo ha accolto affermando la corresponsabilità fra commercialista e impresa.
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