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Conta lo Statuto del contribuente

Il contribuente non è un suddito dell’amministrazione finanziaria. Il rapporto tributario deve essere necessariamente improntato sul principio della buona fede e dell’affidamento. L’amministrazione finanziaria è, in linea generale, obbligata a dialogare con il contribuente.

È sulla base di questi principi contenuti nello Statuto dei diritti del contribuente che le commissioni tributarie hanno accolto i ricorsi presentati dai contribuenti bacchettando gli uffici dell’amministrazione finanziaria richiamandoli al rispetto delle regole fondamentali per un giusto e corretto equilibrio fra le parti.

Le sentenze elencate nella tabella in pagina sono tutte molto recenti e favorevoli ai contribuenti. Esse dimostrano, se mai ce ne fosse bisogno, che i principi fissati nella legge n. 212/2000 sono tutt’altro che meri precetti morali. Si tratta di norme la cui violazione può avere riflessi dirompenti sull’intera attività di accertamento tributario.

Si prenda, ad esempio, il caso deciso dalla commissione tributaria di Firenze il 26 marzo scorso. Qui il contribuente aveva omesso, per mero errore materiale, il versamento di interessi per euro 25,04 (sic!!) sulla quarta di 20 rate concesse dall’Agenzia delle entrate. Accortasi dell’errore il contribuente provvedeva alcuni giorni dopo ad integrare il versamento della rata.

Per le Entrate tale comportamento integrava la decadenza dai benefici di dilazione e pertanto l’importo dovuto per imposte, interessi e sanzioni in misura piena, dedotto quanto versato, era iscritto interamente a ruolo con conseguente notifica della cartella esattoriale al contribuente.

Secondo i giudici della provinciale fiorentina invece «… l’Ufficio ha del tutto ignorato lo Statuto dei diritti del contribuente che parla di principi di correttezza, lealtà e collaborazione fra fisco e contribuenti. Affidamento e buona fede che prevedono che se il cittadino si è comportato secondo tali principi, non può vedersi irrogare – per lievi e veniali errori come in questo caso – sanzioni sproporzionate alla mancanza commessa».

Del medesimo tenore anche la sentenza n. 10 della Commissione tributaria di Reggio Emilia.

Qui l’ufficio aveva completamente disatteso i principi contenuti nell’articolo 12, comma 7, dello Statuto sulla base dei quali il contribuente può comunicare all’ufficio impositore nel termine di sessanta giorni dal rilascio del pvc, osservazioni e richieste che devono essere opportunamente valutate dagli uffici impositori.

L’Agenzia delle entrate, si legge nel testo della sentenza della Ctp emiliana, non aveva fornito la prova, che costituiva invece un suo specifico onere, in sede di motivazione dell’avviso di accertamento, di avere effettuato la valutazione delle osservazioni della ricorrente al processo verbale di constatazione.

L’Agenzia aveva dunque l’onere di dimostrare di aver valutato criticamente le osservazioni del contribuente indicando tale attività all’interno della motivazione dell’avviso di accertamento. Non avendolo fatto, concludono i giudici della provinciale, il conseguente atto di accertamento è da considerarsi nullo.

Il rispetto e la tutela dei principi dell’affidamento e della buona fede costituiscono, ancora una volta, la base sulla quale la Commissione tributaria di Milano ha accolto il ricorso del contribuente nella sentenza n. 55 del 14 aprile 2010.

È proprio sulla scorta di tali principi sanciti dall’articolo 12 della legge n. 212 del 2000, si legge in sentenza, che non può essere riconosciuto responsabile per omessa presentazione della dichiarazione dei redditi il contribuente che ha adempiuto tempestivamente e correttamente a tutti gli obblighi tributari, ma la cui dichiarazione non è stata regolarmente ricevuta dall’amministrazione per un malfunzionamento del sistema Entratel.

In particolare nel caso di specie, invero abbastanza singolare, il contribuente aveva affidato la trasmissione del suo modello Unico ad un intermediario abilitato il quale aveva controllato l’effettiva ricezione dei files da parte del sistema Entratel ottenendo conferma del buon esito degli invii effettuati. Il fatto che il sistema non abbia poi provveduto a trattare i dati ricevuti è circostanza che non può essere imputata al contribuente al quale, recita la commissione, non possono essere imputate sanzioni per omessa presentazione della dichiarazione dei redditi.

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