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Consumi, segnali solo sui beni primari Come 30 anni fa

Tornano a crescere i consumi delle famiglie, ma nel 1984 i trentenni s’indebitavano per la Panda e la casa, oggi semmai per l’auto elettrica e la salute, con due orientamenti: condivisione e rivendibilità del bene. Lo dice Findomestic, che compie 30 anni e ieri ha presentato il suo Osservatorio. Stima (con Prometeia) che nel 2014, sul 2013, i consumi totali salgano dello 0,5% e dell’1,2% i soli beni durevoli (a 65,8 miliardi). Nel 2012 e nel 2013 erano scesi dell’1,2%.
«È l’anno dell’arresto della caduta», dice perciò la finanziaria di Bnp Paribas. A trainare sarebbe l’acquisto di auto, nuove (+5%) e usate (+3,8%). «Mercato debole, di sostituzione», dice però l’indagine. Seguono mobili (+1,5%), telefonia (+1,4%) e grandi elettrodomestici (+1%). Giù invece elettronica di consumo (-6,3%), information technology (-3,1%) e fotografia (-24,7%).
Svolta anche il credito al consumo: +2% a ottobre (stima Assofin, +8% la sola Findomestic), dopo il -13,4% a 45,4 miliardi dei quattro anni precedenti. È comunque il decuplo dei tre-quattro miliardi del 1984, quando il rapporto debito/Pil era del 74,4%, quasi la metà di ora; l’inflazione al 10,8% (0,3% al settembre scorso); il tasso di disoccupazione al 10% (ora 13%). «Trent’anni fa si finanziavano automobili, lavatrici, frigo: beni primari — dice Chioffredo Salomone, amministratore delegato Findomestic —. L’elettronica di consumo non c’era. Nel ‘90-2000 c’è stato il boom di prestiti e beni voluttuari: viaggi, orologi, maxischermo, telefonini. Dal 2008 a oggi, con la crisi, si torna ai primari, ma si finanziano anche salute e fotovoltaico».
Negli ‘80 il mutuo era la spesa più forte del budget mensile (42% delle risposte, 1000 interviste a 18-64enni), ora che solo un 25-3oenne su quattro è autosufficiente va al secondo posto (37%), dopo benzina e Rc Auto (59%). Si è passati dalla «solidità stabile» di una «vita da formiche» all’«indolenza dinamica» di una «vita da esploratori». Dietro c’è l’incertezza del lavoro.

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