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Consumi, ripresa a bassa inflazione

Piccoli segnali di risveglio per l’inflazione. Provengono soprattutto dall’ortofrutta, da alcune voci dei servizi privati e dalle tariffe pubbliche. Intanto le quotazioni del Brent, pur in leggero rialzo, si mantengono su livelli bassi favorendo il potere d’acquisto delle famiglie. Le quali però preferiscono mantenere la barra più orientata al risparmio (al 9,2% la propensione nel primo trimestre 2015) che ai consumi, tanto più che per le retribuzioni non si attendono grandi movimenti in avanti. Dal canto loro le imprese ancora sono caute negli investimenti. Insomma uno scenario improntato all’attendismo, quello tratteggiato dall’ultima pubblicazione «Congiuntura» di Ref Ricerche, che vede un progresso dell’inflazione pari allo 0,2% nel 2015 e un’”accelerazione” dello 0,9% nel 2016. «Una previsione fatta peraltro senza incorporare alcun aumento dell’Iva, coerentemente con quanto annunciato dal Governo nel recente Def», puntualizza Fulvio Bersanetti, economista di Ref Ricerche.
Risveglio
Nella prima metà del 2015 tutta l’Eurozona sembra essere uscita dalla deflazione. E in Italia ci sono diversi fattori a sostegno della ripresa: bassi tassi di interesse, euro debole e quindi favorevole all’export, petrolio a buon mercato. Qualche segnale di risveglio si vede: ripartenza delle compravendite immobiliari, aumento delle immatricolazioni (+15% nel primo semestre 2015), leggero miglioramento dei consumi (a maggio +0,3% su base annua l’indice grezzo del valore delle vendite) e dell’occupazione (grazie allo sgravio del costo del lavoro che assomma i benefici della decontribuzione per le nuove assunzioni e della deducibilità dell’intero costo del lavoro ai fini Irap). «Tuttavia – osserva Bersanetti – il mercato del lavoro si limita a piccoli progressi frenando il circuito virtuoso produzione-redditi-consumi».
Spesa
Quanto all’inflazione, la svolta positiva di maggio (+0,1%) è stata confermata dall’Istat in giugno (+0,2% su base annua) complici i leggeri rincari dei carburanti che hanno compensato il calo dei beni energetici, ma non si può ancora parlare di vera ripartenza né di avvicinamento ai tassi di crescita registrati fino al 2013. «Se l’inflazione bassa restituisce potere d’acquisto alle famiglie – osserva Bersanetti -, la mancata risalita dei prezzi determina un ulteriore assottigliamento dei margini delle imprese. Inoltre è vero che migliora il clima di fiducia, ma ancora non si traduce in una crescita della domanda delle famiglie, cui sono quasi interamente affidate le chance di crescita. Per il momento i consumatori sembrano avere destinato la maggiore parte delle risorse alla sostituzione dell’auto».
Dall’analisi di Ref Ricerche sui tassi tendenziali misurati sulle singole voci del paniere (si veda l’infografica a fianco) emerge come la dinamica positiva dell’inflazione sia sostenuta soprattutto dagli alimentari e dai servizi privati. I primi (+1% nel 2015 e + 0,6% nel 2016) risentono in particolare del rialzo dei prezzi al dettaglio di frutta e verdura (un confronto però distorto dal basso livello raggiunto nel 2014); più stabile la componente lavorata e addirittura al ribasso i listini dei prodotti freschi (quali latte, yogurt, formaggi a pasta dura), gelati e carni. I secondi invece (+0,8% a giugno con una previsione del +0,5% nel 2015 e +1% nel 2016) accelerano sotto la spinta dei servizi personali e ricreativi (tempo libero e prestazioni alla persona) e degli alberghi, ben intonati dal buon andamento del turismo nel 2015, che grazie anche all’Expo ha visto salire del 5% gli arrivi nel Paese.
E mentre i beni industriali non alimentari segnano il passo (con l’eccezione dell’auto), accelera l’inflazione tariffaria (+ 1,5% sia nel 2015 che nel 2016) per effetto soprattutto degli interventi sui servizi pubblici locali, quali la mobilità urbana e il servizio idrico.
«Se i consumi tardano a ripartire e l’inflazione sale ma in misura contenuta – osserva Bersanetti – c’è però un altro fenomeno da valutare positivamente: l’interruzione del downgrade della spesa, un indicatore di “depauperamento” poiché quantifica la distanza tra l’inflazione di listino e quella, minore, registrata alla cassa per effetto delle promozioni, del passaggio a prodotti di primo prezzo o a formati a minore contenuto di servizio: l’indice che aveva raggiunto il 2% nel 2012, oggi si aggira sul mezzo punto. È un primo segnale di inversione rispetto ad abitudini di consumo rese strutturali dalla crisi economica. Insomma gli italiani stanno tornando ad essere un po’ meno prudenti, togliendosi qualche sfizio e ricorrendo anche a qualche acquisto di impulso.».

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