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Consumi fermi, Pil ancora giù

di Stefania Tamburello

ROMA — Dopo le anticipazioni della Banca d'Italia anche l'Istat conferma. «Sappiamo già che il prodotto interno lordo nel primo trimestre del 2012 non è andato bene a causa della caduta dei consumi», ha detto ieri il presidente dell'istituto, Enrico Giovannini. «La variazione media annua già acquisita per il 2012 è una contrazione dello 0,5%», ha aggiunto anticipando i dati dettagliati dell'andamento del Pil che negli ultimi due trimestri del 2011 ha già fatto registrare una diminuzione, ponendo l'Italia in recessione tecnica. Con la negativa conferma dei primi mesi dell'anno in corso, la recessione diventa in qualche modo ufficiale e solo immaginando un'improbabilissima, quanto rapida e forte inversione di tendenza, si potrebbe immaginare un 2012 di crescita. Non per nulla le stime indicano un calo che va dall'1,5% della Banca d'Italia al 2,2% del Fmi (Fondo monetario internazionale), spostando nel migliore dei casi al 2013 il ritorno allo sviluppo. Le previsioni sono comunque migliorate dopo l'allentamento delle tensioni sui mercati finanziari, dove i titoli di Stato italiani hanno ridotto lo spread, cioè il differenziale di rendimento, con i Bund tedeschi che ieri ha chiuso a quota 286 punti, mentre ha registrato una seconda — ancora più positiva — giornata di collocamento il nuovo Btp Italia. Il titolo, in offerta fino a domani, è stato richiesto per 2,14 miliardi di euro portando il controvalore complessivo degli ordini a 3,7 miliardi per quasi 70 mila richieste.
E sulla crescita europea, e dell'Italia in particolare, parla anche il segretario al Tesoro Usa, Tim Geithner che pressato dalle domande dei componenti della Commissione servizi finanziari, ha sostenuto che in Spagna e in Italia «bisognerebbe rendere più facile per le aziende avviare attività e operare». Negli ultimi mesi l'Europa ha compiuto «progressi» nella soluzione della crisi, ha aggiunto Geithner, sottolineando che la Bce ha contribuito in modo «sostanziale». Ma l'Ue è solo «nella fase iniziale» della strada delle riforme: il Fmi ha giocato un ruolo importante in Europa, aiutando a limitare i danni, ma i suoi fondi non possono sostituire le risorse dispiegate dall'Europa stessa. «La posta in gioco per gli Usa è alta nella soluzione della crisi europea». Geithner si è infine soffermato sulla situazione di General Motors e Chrysler, affermando che «stanno andando bene» e hanno consentito a molti americani di continuare a lavorare.
 

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