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Consumi crollati nel 2013 mai così male nella storia

Vendite mai così giù da quasi un quarto di secolo. Non si salva nemmeno il carrello della spesa, visto che i prodotti da tavola accusano il ribasso più forte dal 2009. Se dunque si voleva una conferma della crisi che non passa, anzi si incancrenisce, eccola nei dati diffusi ieri dall’Istat sul commercio al dettaglio, riferiti al 2013. Dai quali emerge un tracollo – intuito sì, ma non a questi livelli – anche nel particolare mese di dicembre, un tempo consacrato ai regali e agli acquisti extra. Gli italiani hanno speso poco o pochissimo. E soprattutto molto meno dell’anno prima. A Natale hanno sacrificato – e non in modo lieve persino i giocattoli, tradizionalmente immuni da tagli di budget. Oltre ai libri, classico dono sotto l’albero. E si sono messi a dieta già durante le feste. Preferendo, per pranzi e cenoni, i discount al negozietto o al supermercato. Unici col segno più.

I numeri sono disarmanti. Nell’intero 2013 le vendite al dettaglio solo calate del 2,6% sull’anno prima. Una scivolata da primato che non si registrava dal 1990, allorquando l’Istat ha iniziato a comparare questo tipo di serie storiche. Dunque da sempre. Giù i prodotti alimentari (-2,3%) e tutti gli altri (-2,7%). Con un tonfo forte di abbigliamento e calzature, crollati assieme del 5,7%. Elettrodomestici in discesa del 3,1, casalinghi del 2,5, libri e giornali del 4,1, elettrodomestici del 3, mobili del 3,2 e giochi del 2,9. Percentuali che peggiorano se riferite al solo mese di dicembre rispetto al Natale 2012. Per fare qualche esempio, vestiti e scarpe sono tracollati dell’8%. I giochi del 4,7. Libri e riviste, più o meno in linea col dato annuale, giù del 3,6. Solo profumi e creme contengono il diluvio (-0,9 a dicembre, -1,1 sull’anno). Al contrario, si rinuncia persino alle medicine (-1,8 a dicembre, -2,4 sull’anno).
I piccoli negozi, quelli fino a cinque addetti, hanno avuto la peggio, con un meno 3% di vendite a dicembre e meno 3,7 nel 2013. Per molti, una condanna alla chiusura, dopo quattro anni di terribile contrazione del giro d’affari (con una timida eccezione nel 2010). La grande distribuzione se la cava – si fa per dire – con un meno 2,7% a Natale e un meno 1% nell’anno, anche grazie all’unica performance positiva, quella dei discount (+0,7 a dicembre e +1,6 nel 2013). Confcommercio riconosce che «l’ennesimo calo congiunturale», quello di dicembre, è in effetti «molto peggiore del previsto». Un Natale così fiacco forse non se l’aspettava nessuno. Federdistribuzione parla di «freno ai consumi ormai consolidato ». Confesercenti ricorda i 19 mila esercizi chiusi l’anno scorso. Federconsumatori e Adsubef calcolano la minore spesa alimentare media in 309 euro a famiglia nel 2013. Mentre Codacons prevede un ulteriore ribasso dello 0,4% per le vendite anche nel 2014.
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