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Consumi, ai livelli pre-crisi solo tra 15 anni

Per trasformare una ripresa moderata e fragile in una vera ripresa «non c’è alternativa: occorre intervenire sulle tasse e sulla spesa pubblica»: lo ha sostenuto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ieri nella relazione tenuta all’assemblea annuale a Milano. Sangalli aveva premesso che «i consumi danno cenni di risveglio: la spesa reale delle famiglie è cresciuta, in aprile, di mezzo punto rispetto a marzo e dello 0,8% rispetto a un anno fa. Anche l’occupazione ha mostrato un significativo incremento in aprile».
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo messaggio all’assemblea di Confcommercio ha sottolineato che «ci sono segnali iniziali di ripresa economica che appaiono incoraggianti e di straordinaria valenza dopo i lunghi anni segnati dalla crisi e che inducono a moltiplicare gli sforzi per approfondire il percorso delle riforme indispensabili per ammodernare l’Italia».
Dal fronte governativo, il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, ha detto che per consolidare la ripresa economica «tutto quello che potremo fare, verrà fatto» recuperando un avvio d’intervento («la recessione è alle spalle») fischiato dalla platea. «Abbiamo preso le misure più urgenti – ha aggiunto Guidi -. Il governo ha ben chiaro che il rilancio del Paese passa anche per il rilancio dell’industria e soprattutto delle Pmi».
Una ripresa che andrebbe rafforzata e spinta perchè è ancora fragile: i consumi in Italia dovrebbero crescere, secondo l’ufficio studi di Confcommercio, dell’1,2% quest’anno (dopo il +0,3% del 2014) e dell’1% nel 2016. Troppo poco dice Confcommercio, secondo cui per recuperare la gelata accusata dalla domanda tra il 2007 e il 2014, a questo ritmo, si tornerà ai valori del 2007 soltanto tra 15 anni, cioè nel 2030. In valori pro-capite gli italiani in questo periodo hanno patito riduzioni (in termini reali) del 12,5% per il Pil, del 14,1% per quanto riguarda il reddito disponibile e dell’11,3% per i consumi.
Per ridurre i tempi di recupero della domanda di circa 6-8 anni, secondo l’analisi resa nota in occasione dell’assemblea generale di Confcommercio, sarebbe necessario un tasso di crescita doppio rispetto a quello rappresentato nello scenario di previsione per il 2015-16 dall’associazione, valori che, però, la nostra economia non sperimenta da molto tempo. Per questo motivo, secondo Confcommercio, serve l’attivazione rapida delle riforme strutturali, il consolidarsi di un diffuso clima di fiducia favorevole e una credibile politica fiscale distensiva renderebbero questa sfida alla portata del nostro Paese.
Sangalli ha sottolineato che «bisogna ridurre la spesa pubblica che non è solo troppo alta, ma è anche mal distribuita. Per farlo bisogna percorrere una strada a due corsie, da una parte la lotta alle inefficienze e, dall’altra, la ridefinizione del perimetro della spesa pubblica. Ogni euro recuperato va restituito ai contribuenti in regola con l’immediata riduzione delle aliquote Irpef».
Sangalli ha poi dedicato un capitolo a parte alle clausole di salvaguardia, che valgono 70 miliardi di tasse in più nel prossimo triennio. «Il Governo – ha aggiunto – ha assicurato che non verranno attivate». E infatti la Guidi, nel suo intervento, ha ribadito che «non scatterà nessuna clausola di salvaguardia. Se vogliamo un Paese dove l’impresa è viva, dobbiamo smetterla di tassarla a morte».
Bisogna che il Paese affronti «il problema della riforma fiscale – ha incalzato Sangalli – che vuol dire almeno tre cose. In primo luogo, chiediamo pochi tributi: uno per ogni livello di Governo, un’imposta sui consumi coordinata in ambito europeo e un’imposta di tipo ambientale. La seconda riguarda l’Irpef: è ora di procedere a una riduzione delle aliquote, senza appesantire questo tributo con intenti redistributivi». Infine, terzo, ha fatto l’esempio della Tari: «A parità di servizi pubblici, le differenze possono toccare il rapporto di 1 a 10 tra due comuni vicini». Il leader di Confcommercio ha poi sostenuto con forza la necessità di rilanciare il turismo: «È la carta vincente dell’Italia. Eppure, non troviamo mai la mano giusta per calarla. E questo è un grande errore: senza turismo non c’è crescita per il Sud. E, senza Sud, non c’è crescita per l’Italia».
Sangalli ha concluso rammentando alla Guidi il tema della vendita diretta dei prodotti agricoli lontano dai luoghi di produzione: «Che alla fine è come la tela di Penelope: di giorno costruiamo pari regole a difesa del consumatore e di notte qualcuno tenta di distruggere tutto, magari con un semplice emendamento. Non si possono avere regole diverse per fare lo stesso mestiere».
Infine sul tema della competitività, Confcommercio ha sottolineato le differenze tra Italia e Germania: per esempio nella definizione giudiziale delle controversie commerciale sono necessari 1.185 giorni in Italia e 394 in Germania; nei tempi di pagamento della Pa 165 giorni nel nostro Paese e 35 per i tedeschi mentre la pressione fiscale media in Italia è del 43,6% contro il 39,7 della Germania.

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