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Consumi a picco, mai così giù dal 2000

Si taglia anche sui beni di prima necessità, sul cibo, sulle spese per la salute. L’indicatore dei consumi di Confcommercio registra per i primi tre mesi di quest’anno un calo dei consumi del 4,2%. Nel solo mese di marzo la flessione è apparentemente un po’ più contenuta, -3,4% (-0,1% rispetto a febbraio), ma si tratta comunque di un calo che riporta i consumi ai livelli del 2000, sottolinea l’associazione dei commercianti. Il dato più preoccupante emerge quando si guarda, nel dettaglio, a quello che gli italiani sono costretti a tagliare, per far quadrare i conti: non si tratta solo di spese voluttuarie, un privilegio per pochi ormai. Certo, su quelle si taglia pure: -5,6% per “beni e servizi ricreativi”, -8,5% per i trasporti, -2,8% per “alberghi, pasti e consumazioni fuori casa”, -2,4% per “beni e servizi per la cura della persona”, -2,7% su “beni e servizi per la casa”, -1,8% per abbigliamento e calzature. Dati confermati anche da altre rilevazioni: per la Cia nel primo trimestre di quest’anno nei ristoranti s’è speso il 5% in meno, nelle pasticcerie l’11%.
A suscitare la maggiore preoccupazione è il fatto che le famiglie taglino anche sulla spesa per il cibo: -3% a marzo secondo l’indicatore Confcommercio, mentre dall’ultima rilevazione Istat emergeva a febbraio un calo degli acquisti di beni alimentari del 4%. Il settore alimentare, ricordano Adusbef e Federconsumatori, «come è noto, è generalmente l’ultimo ad essere intaccato in una situazione di crisi». Nonostante 13,8 milioni di famiglie facciano regolarmente la spesa negli hard discount (Cia), sta diventando difficile acquistare i cibi più costosi, ma pur sempre importanti per una dieta equilibrata. Nel primo trimestre di quest’anno, secondo le rilevazioni della Coldiretti, gli acquisti di carne si sono ridotti di un ulteriore 5%. «Un terzo delle famiglie italiane vive come nel dopoguerra — denuncia il Codacons — La loro priorità, infatti, è diventata la ricerca dei soldi per poter acquistare il cibo fino a fine mese».
La penuria induce a comportamenti più sobri. L’84% degli italiani, secondo un’indagine realizzata dal Censis per Coldiretti, dichiara di non lasciare scorrere l’acqua dai rubinetti e ha installato un rompigetto e contenitori dei flussi, il 48% usa il doppio sciacquone per i gabinetti. L’82% dichiara che nell’ultimo biennio ha dedicato più tempo alla ricerca di sconti, promozioni e offerte, e l’86% utilizza per pranzo o cena i cibi avanzati dai pasti precedenti. Permane, certo, un 54% degli italiani che dichiara di acquistare con regolarità l’acqua minerale, soprattutto perché non si fida dell’acqua di rubinetto. Ma è forse tra le pochissime spese non strettamente necessarie a resistere sul fronte alimentare.
Confcommercio si mostra molto pessimista su quello che potrà accadere nei prossimi mesi: «Difficilmente i livelli produttivi dovrebbero tornare a crescere
nei prossimi mesi. In questo contesto, il clima di fiducia delle imprese e delle famiglie resta, anche ad aprile, sui minimi raggiunti nei mesi precedenti». Una valutazione ampiamente condivisa: anche l’Istat, nel documento diffuso qualche giorno fa, ha previsto che nel 2013 le famiglie continueranno «a sperimentare un’ulteriore riduzione del reddito disponibile, con inevitabili conseguenze negative sulla spesa per consumi rispetto all’anno precedente. La fase di deterioramento del potere di acquisto dovrebbe arrestarsi solo nel 2014».

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