Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Consumatori, tutele dai giudici

Il giudice dovrà verificare d’ufficio sia la natura eventualmente abusiva di clausole contrattuali dalle quali derivano crediti dichiarati in un procedimento d’insolvenza, sia il rispetto del dovere d’informazione previsto per i contratti di credito ai consumatori.

Lo ha affermato la terza sezione della Corte di giustizia Ue con una sentenza dello scorso 21 aprile (causa C-377/14).

La Corte europea ha richiamato l’articolo 22, paragrafo 2, della direttiva 2008/48, secondo il quale gli stati membri devono provvedere affinché i consumatori non possano rinunciare ai diritti loro conferiti dalle disposizioni della legislazione nazionale che danno esecuzione o che corrispondono a tale direttiva.

Circa, poi, l’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 93/13, tale disposizione impone agli stati membri di provvedere, nell’interesse dei consumatori, a fornire mezzi adeguati ed efficaci per far cessare l’utilizzo di clausole abusive nei contratti conclusi con i consumatori da parte di un professionista.

Osservano i giudici che tra tali mezzi dovranno figurare disposizioni che permettano di garantire ai consumatori una tutela giurisdizionale effettiva, offrendo loro la possibilità di impugnare un eventuale contratto controverso, anche nell’ambito di un procedimento per insolvenza, e ciò a condizioni processuali ragionevoli, in modo che l’esercizio dei loro diritti non sia soggetto a condizioni, in particolare relative a termini o costi che rendano eccessivamente difficile o praticamente impossibile l’esercizio dei diritti garantiti dalla direttiva 93/13.

Con altra questione, il giudice del rinvio chiedeva, poi, se l’articolo 10, paragrafo 2, della direttiva 2008/48 andava interpretato nel senso che imponeva a un giudice nazionale, investito di una controversia relativa a crediti derivanti da un contratto di credito ai sensi di tale direttiva, di esaminare d’ufficio il rispetto dell’obbligo di informazione previsto da tale disposizione e di trarre tutte le conseguenze che, secondo il diritto nazionale, derivano dalla violazione di tale obbligo.

I giudici europei hanno evidenziato che «l’obbligo di informazione di cui all’articolo 10, paragrafo 2, della direttiva 2008/48 contribuisce […] alla realizzazione dell’obiettivo perseguito da quest’ultima, che consiste […] nel prevedere, in materia di credito ai consumatori, un’armonizzazione completa e imperativa in una serie di settori fondamentali, la quale viene ritenuta necessaria per garantire a tutti i consumatori dell’Unione un livello elevato ed equivalente di tutela dei loro interessi e per facilitare il sorgere di un efficiente mercato interno del credito al consumo».

Angelo Costa

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa