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Consumatori e imprese balzo dell’indice di fiducia Renzi: “Primi segnali di ripresa”

Migliora il clima di fiducia delle imprese, al top dal 2011. Va meglio anche quello dei consumatori, al massimo da sei mesi. Prometeia ipotizza una crescita del Pil dello 0,7% quest’anno e 110 mila nuovi posti con il Jobs Act. Nomisma invece vuole aspettare conferme prima di imboccare la strada dell’ottimismo. Il Tesoro colloca 6,5 miliardi di Btp con i tassi al minimo storico. Boom dei mutui, secondo l’Istat, segno che il mattone ricomincia a tirare. Risale la produzione industriale. S&P vede rosa per il made in Italy. Il premier Renzi twitta: «Timidi ma interessanti segni di ripresa. Ora avanti con le riforme».

In pillole, la giornata congiunturale si presenta così. In realtà quel che conta, secondo gli studiosi di questa materia, è il contesto generale particolarissimo delle ultime settimane, reso ancora più speciale dalle decisioni della Bce con il suo quantitative easing, l’acquisto di titoli di stato. Nella loro analisi, per la prima volta dal 2008, cioè da quando è iniziata la crisi, la recessione potrebbe diventare un ricordo grazie ad appunto ad un cocktail di “shock esterni”, così vengono chiamati, che è fatto di cambio debole, prezzi del petrolio giù e tassi ai minimi. Gli economisti sono convinti che sommando gli effetti benefici di questi elementi si possa registrare una spinta al rialzo del Pil capace di portare il paese fuori dal tunnel.
Le discussioni sono sul quantum, sull’entità dell’accelerata.
La Confindustria ha già fatto sapere che questa spinta potrebbe essere del 2,1% quest’anno, sia pure senza ancora azzardare previsioni sul Pil 2015. La Banca d’Italia, anch’essa senza nuove stime sullo stato di salute dell’economia, fa sapere che sì, il cocktail è benefico e il quantitative easing è il motore numero uno: si parla di una possibile spinta al rialzo del Pil dell’1%. Nomisma pure è sulla linea della prudenza: mai s’era vista una combinazione così favorevole di shock esterni, ma ci vogliono conferme prima di parlare di ottimismo. Cioè dati e numeri sicuri. L’ultimo in ordine di tempo, peraltro, è significativo e riguarda le retribuzioni: nel 2014 sono cresciute dell’1,3%, il minimo storico, il livello più basso da 32 anni. I salari sono al palo, dunque. Ma poiché l’anno scorso l’inflazione ha registrato un andamento quasi nullo (+0,2%), se si considera la dinamica di crescita dei prezzi insieme a quella delle retribuzioni si ha un saldo positivo (+1,1%) degli stipendi. In pratica, ci sono state ripercussioni positive sul potere d’acquisto. Luci, ombre e tante speranze. Nell’attesa, vi sono 7,1 milioni di dipendenti pubblici e privati che aspettano il rinnovo del contratto.
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