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Consulta, restano le doppie sanzioni

ROMA
Il doppio binario sanzionatorio previsto per gli abusi del mercato e per alcune infrazioni tributarie per ora resta in piedi. E senza conflitti tra Corti, quella costituzionale italiana e quelle europee, in particolare la Corte di Strasburgo, che aveva contestato, nella famosa sentenza Grande Stevens, la violazione del principio del “ne bis in idem”. Ieri la Corte costituzionale ha infatti dichiarato «inammissibili» le questioni di incostituzionalità sollevate dalla Cassazione sul market abuse mentre, per quella sollevata dal Tribunale di Bologna sull’omesso pagamento dell’Iva, ha restituito gli atti al giudice «per sopravvenute modifiche legislative». Dunque, non è entrata nel merito né dei rilievi mossi dai giudici rimettenti né delle obiezioni dell’Avvocatura dello Stato e della Consob, rispettivamente, per smontare o confermare il cumulo delle sanzioni, amministrativa e penale, in relazione al principio del “ne bis in idem” come interpretato a Strasburgo. Né ha assecondato il governo nella richiesta di rivolgersi in via pregiudiziale alla Corte di Giustizia Ue, per avere un’interpretazione definitiva e vincolante delle indicazioni comunitarie e delle pronunce della Corte di Strasburgo. La Consulta ha solo condiviso la prima linea difensiva di Consob e Avvocatura, sull’inammissibilità delle questioni. Il verdetto (ampiamente condiviso, anche se le posizioni di pertanza divergevano) è stato diffuso con un comunicato stampa dopo una camera di consiglio relativamente breve, successiva all’udienza pubblica (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Assenti i giudici Giuliano Amato e Alessandro Criscuolo. Per saperne di più, bisognerà attendere la motivazione, scritta dai giudici Giorgio Lattanzi e Marta Cartabia, ma presumibilmente si limiterà a spiegare che le questioni sono state mal poste. Nel caso dell’omesso versamento Iva, il Tribunale dovrà verificare se la questione è ancora «rilevante» dopo il decreto n. 158/2015 – attuativo della delega fiscale che ha rivisto al rialzo le soglie del reato – entrato in vigore a ottobre(l’ordinanza del Tribunale era di aprile).
La questione del “ne bis in idem” è ora nelle mani della Corte di giustizia Ue, alla quale si sono rivolti alcuni giudici di merito tra cui il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, per verificare la coerenza con la disciplina comunitaria del doppio binario sanzionatorio nel caso di evasione Iva. Questione sollevata anche sulla base di un precedente “pesante”, la sentenza Akerberg Fransson C-617/10, in cui la Corte Ue ha detto che «il principio del ne bis in idem sancito all’articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue non osta a che uno Stato membro imponga, per le medesime violazioni di obblighi dichiarativi in materia di Iva, una sanzione tributaria e successivamente una sanzione penale, qualora la prima non sia di natura penale, circostanza che dev’essere verificata dal giudice nazionale».
E proprio sulla natura delle sanzioni amministrative previste per il market abuse si erano appuntati i dubbi della Cassazione, che, in ossequio al principio del “ne bis in idem” europeo, chiedeva alla Consulta di superare il sistema del cumulo, rendendo le sanzioni alternative e privilegiando quelle penali. In udienza, governo e Consob hanno difeso la disciplina vigente sostenendo, tra l’altro, che affidare alle sole sanzioni penali la tutela dagli abusi del mercato minerebbe l’effettività della sanzione, che, soprattutto nel campo della finanza, deve svolgere un’azione deterrente più celere e mirata, svincolata «dalle lungagini del processo penale». «Il mercato finanziario – ha spiegato l’Avvocato dello Stato Paolo Gentili – è un ordinamento settoriale, caratterizzato da un’asimmetria di informazioni e poteri tra la cerchia ristretta degli operatori finanziari e la massa degli investitori e dei risparmiatori. Perciò richiede una tutela rafforzata, anche della moralità degli operatori». L’avvocato Salvatore Providenti della Consob ha poi snocciolato i numeri delle sanzioni amministrative applicate dal 2005 al 2015: 176 gli illeciti sanzionati, per altrettanti soggetti, e per un ammontare superiore ai 78 milioni di sanzioni applicate (al netto di riduzioni e annullamenti), di cui 35 milioni in via definitiva.

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