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Consulenti tecnici, parcelle «motivate» per evitare i tagli

Consulenti tecnici più attenti a formulare le richieste di compenso per evitare tagli alle liquidazioni. L’applicazione “superficiale o erronea” delle tariffe, cresciuta con l’ingresso di nuovi Ctu, complice la crisi economica, può infatti portare i giudici a decurtare il compenso o, quando riconosciuto, può scatenare l’opposizione delle parti al decreto di liquidazione.
La richiesta
Il Ctu deve ricordare innanzitutto che la richiesta del compenso è un vero e proprio riepilogo del mandato e delle operazioni svolte; essa assume un rilievo particolare nel presentare l’estensione, la qualità e la portata delle operazioni compiute, per consentire al magistrato la corretta valutazione dell’opera peritale in conformità alle norme. Ad esempio, rischia di vedersi ridotto il compenso chi presenta (i casi sono tutt’altro che rari) solo l’importo, senza riferimenti normativi o collegamenti al tipo di quesito, o in carenza delle motivazioni della scelta del quadro tariffario e al concreto sviluppo dei ragionamenti svolti per pervenire a quel risultato economico.
Le regole
Il Ctu dovrebbe avere ben chiari i principi sui quali operano i criteri di liquidazione dei propri compensi. In via primaria per il calcolo si devono usare le tabelle allegate al decreto ministeriale del 30 maggio 2002, secondo i criteri suggeriti dal combinato norma/giurisprudenza. Occorre cercare la tabella di riferimento in base alle finalità del quesito posto dal giudice; se il quesito ha diverse finalità (distinte e autonome tra loro), si possono cumulare più tabelle. In alcuni casi, nell’impossibilità di applicare la tabella pertinente, si può ricorrere all’analogia, in base all’articolo 50, comma 2, del Dpr 115/2002, cercando la tabella più simile alle finalità dei quesiti.
Solo in via residuale, quando mancano i parametri di calcolo (ad esempio, il valore della controversia o la tabella corrispondente alle finalità del quesito), si può applicare il sistema delle vacazioni, commisurato al tempo: una vacazione è pari a due ore e se ne possono calcolare non più di quattro al giorno, indipendentemente dal termine assegnato dal giudice per il deposito della relazione. Invece, oggi accade che molti Ctu applichino direttamente le vacazioni, indicando (a causa degli esigui importi previsti dalle norme, vale a dire 14,68 euro per la prima ora e 8,15 euro per quelle successive) quantità orarie improbabili e finendo per affidarsi alla discrezionalità del magistrato per la liquidazione.
Tornando alle tabelle, una volta individuata quella da utilizzare, per via diretta o analogica, va applicata con il criterio pertinente: ad esempio, nel caso di incarichi nel settore civile, sono previste tabelle con percentuali da calcolare sul valore della controversia. Inoltre, se il Ctu deve svolgere attività di estimo, la pluralità di beni stimati non esclude l’unicità del compenso. Si possono cumulare le tabelle solo se si tratta di beni diversi tra loro e con autonome caratteristiche valutative, tali da comportare operazioni estimative non ripetitive.
Infine, vi è l’aumento dell’onorario, in base all’articolo 52 del Dpr 115/2002, nei casi di «prestazioni di eccezionale importanza, complessità e difficoltà»; la giurisprudenza ha ammesso l’aumento anche se il «tetto massimo delle tabelle» sia iniquo rispetto all’opera peritale o quando il valore stimato sia significativamente superiore al massimo tabellare, che non è superabile.
La responsabilità dei giudici
Altro aspetto di primaria importanza è la responsabilità a cui è sottoposto il magistrato nelle liquidazioni da lui ordinate. Anche questa condizione impone al consulente di presentare un’istanza di liquidazione esaustiva, coerente e motivata per consentire al magistrato, che riconosca il pregio del lavoro svolto dal proprio ausiliario, di aderire alla richiesta.
Perché il giudice possa applicare l’importo o l’aliquota massima delle tariffe variabili, la cumulabilità delle tabelle o aumentare l’onorario chiesto, è essenziale saper fornire nell’istanza note sulla portata e sulla complessità dell’attività svolta. Ma, visto il forte incremento negli ultimi anni delle procedure, è importante produrre una richiesta di liquidazione seria e motivata anche per la miglior riuscita nei casi di opposizione al decreto di liquidazione del magistrato.
Il procedimento, collocato tra i processi sommari di cognizione con giudizio monocratico, vede il giudice, solitamente il responsabile dell’ufficio giudiziario, esaminare compiutamente la richiesta del consulente sulla quale è stato emesso il decreto opposto. La procedura, che regola anche le relative spese legali, si conclude con un provvedimento ricorribile solo per Cassazione.

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