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Consulenti, la bancarotta pesa

Risponde di concorso in bancarotta il consulente che supporta i manager nella distrazione dei beni societari con la sua attività. È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 8349 del 29 febbraio 2016, ha confermato e reso definitiva la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Firenze a carico di un avvocato che aveva contribuito al dissesto finanziario di una società cliente mediante la redazione di un contratto estimatorio. La quinta sezione penale ha mantenuto intatto l’impianto accusatorio motivando che concorre, in qualità di «extraneus» nel reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale il consulente che, consapevole dei propositi distrattivi dell’amministratore di diritto della società dichiarata fallita, fornisca consigli o suggerimenti sui mezzi giuridici idonei a sottrarre i beni ai creditori e lo assista nella conclusione dei relativi negozi ovvero svolga attività dirette a garantirgli l’impunità o a rafforzarne, con il proprio ausilio e con le proprie assicurazioni, l’intento criminoso. In altri termini, precisano ancora gli Ermellini, sempre in tema di reati fallimentari, è configurabile il concorso nel reato di bancarotta fraudolenta da parte di persona estranea al fallimento qualora la condotta realizzata in concorso col fallito sia stata efficiente per la produzione dell’evento e il terzo concorrente abbia operato con la consapevolezza e la volontà di aiutare l’imprenditore in dissesto a frustrare gli adempimenti predisposti dalla legge a tutela dei creditori dell’impresa. Nel caso sottoposto all’esame della Cassazione la Corte territoriali fiorentina ha fondato il giudizio di responsabilità penale dell’avvocato nella sua consapevolezza di fornire il contributo causale alle condotte distruttive altrui sulla base delle insuperabili circostanze dei numerosi incontri avvenuti prima della stipulazione del contratto estimatorio proprio nel suo studio per la predisposizione del programma e per la realizzazione del piano aziendale. Ora il legale dovrà scontare la sua pena. Nell’udienza tenutasi al Palazzaccio lo scorso 10 dicembre la Procura generale della Suprema corte ha chiesto al Collegio di legittimità di confermare la condanna di manager e consulente.

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