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Consoli chiede il bonus di 3,5 milioni

Questione di soldi tra Vincenzo Consoli e Veneto Banca. Milioni di euro. Oggi l’assemblea dei soci dell’istituto di Montebelluna (Tv), convocata a Marghera (Ve), scoprirà che è in corso un braccio di ferro tra l’ex amministratore delegato e la banca. Consoli vuole 3.461.689 euro. La banca ha congelato i compensi.

Il fantasma dell’ex padre padrone del gruppo aleggia sulla riunione dei soci che, con i fari puntati della Bce, vedrà confrontarsi due liste per la delibera più importante in vista dell’aumento di capitale e dell’approdo in Borsa: il rinnovo del consiglio di amministrazione. Ai candidati indicati dal vertice uscente si contrappongono quelli di un gruppo di soci. La partita è durissima perché la posta in gioco è altissima: il salvataggio della banca. Ed è chiaro che uno degli elementi della partita, un’etichetta che ognuno vorrebbe appiccicare all’altro, è il fantasma di Consoli, il manager che sapeva tutto di tutti e conosceva ogni ingranaggio della banca. Si vedrà oggi quali elementi nuovi porteranno gli amministratori sul quarto punto all’ordine del giorno: «Aggiornamento sulle verifiche in materia di responsabilità degli ex organi sociali». Poi c’è il bilancio da approvare, passaggio necessario per andare sul mercato e puntare a Piazza Affari. Oggi è soprattutto al futuro che si guarda. Ma l’esperienza della Popolare Vicenza alza il livello di ansia.

Meglio stendere un pietoso velo, invece, sul passato: 2012 -39,7 milioni, 2013 -96 milioni, 2014 -968 milioni, 2015 -882 milioni. Anni di gestione Consoli, pagato 3,6 milioni ogni esercizio. Il 31 luglio scorso se n’è andato, da direttore generale, con 730 mila euro ma le circostanziate accuse sulle «gravi anomalie nella gestione» datavano 9 agosto 2013, il giorno in cui si concluse l’ispezione di Bankitalia. Cristiano Carrus, oggi amministratore delegato, ha incassato 586 mila euro per tutto il 2015.

A luglio Consoli, indagato da mesi per ostacolo all’attività di vigilanza, definiva con la banca la sua uscita: 189 mila euro per mancato preavviso, 761 mila di penale per anticipata risoluzione, 1,8 milioni per patto di non concorrenza, 900 mila a titolo transattivo. Ma con la clausola che nulla sarebbe stato pagato «in caso di comportamenti fraudolenti — si legge nelle carte a disposizione dei soci — o di colpa grave a danno della banca o di comportamenti da cui fosse derivata una perdita significativa». La clausola è scattata. Il 12 gennaio è partita una lettera della banca a Consoli che ha risposto con gli avvocati chiedendo il pagamento dei 3,5 milioni. Nulla a oggi è stato erogato, tranne l’indennità di mancato preavviso (189.000 euro). E il manager che per 17 anni ha guidato Veneto Banca «si è riservato di agire nelle opportune sedi giudiziarie».

Mario Gerevini

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