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«Consob, violata la collegialità»

«Violata la regola della colle- gialità». Dunque «si deve disporre l’annullamento della delibera Consob n. 18822 del 7 marzo 2014». Lo dice una sentenza del Tar del Lazio.
Quella delibera stabiliva il taglio dello stipendio di un dipendente: Marcello Minenna. Non uno qualsiasi ma il dirigente che entrò in rotta di collisione con il presiedente Giuseppe Vegas sulla valutazione dei derivati Unipol.
Sette marzo 2014, al tavolo riunioni della Consob si siedono Vegas e il commissario Paolo Troiano. Sono loro la Commissione. Sono rimasti in due dopo la fine del mandato di Michele Pezzinga a dicembre (solo a giugno sarà nominato il terzo componente, Anna Genovese). C’è da votare su una questione interna molto delicata: provvedimenti disciplinari contro Minenna, capo dell’Ufficio analisi quantitativa, per aver violato le disposizioni autorizzando un collega a partecipare a un corso a Singapore. Lo sanno tutti negli uffici dell’Authority quanto sia stata violenta la rottura sulla valutazione dei derivati Unipol, passaggio chiave nel via libera alla fusione con Fonsai. Alcuni, a torto o a ragione, leggono i procedimenti disciplinari come un atto della guerra interna. Tre mesi prima della delibera sul taglio dello stipendio, esattamente il 13 dicembre 2013, la Consob aveva sul tavolo il lavoro di Minenna, secondo cui il portafoglio titoli strutturati di Unipol presentava un differenziale negativo di fair value tra i 592 e i 647 milioni.
S i m u l a z i o n i , s t i m e ex a n te (Unipol oggi ha dimezzato a 2,4 miliardi il portafoglio con 11 milioni di plusvalenze). La Commissione non prese in considerazione il dossier (a supporto tecnico) e con il voto doppio di Vegas, contrario Pezzinga e astenuto Troiano, decise che Unipol non doveva apportare correzioni, in linea con la proposta di Angelo Apponi, capo Divisione informazione emittenti (ufficio competente in materia), tre giorni fa nominato direttore generale.
Lo scontro interno a Consob finisce anche nelle carte della Procura di Milano. Minenna è sentito come testimone dal pm Orsi che indaga per aggiotag- gio l’amministratore delegato Carlo Cimbri e tre manager Unipol. Nel frattempo la decisione di tagliargli lo stipendio (un quinto per sei mesi) è stata presa anche se Consob ha sempre negato qualsiasi relazione con il caso Unipol-Fonsai. Ma come è stata presa? Vegas e Troiano sono riuniti uno di fronte all’altro. Duo non faciunt collegium dice la massima lati- na (e la logica) ma il governo dorme e il terzo commissario non c’è ancora. Troiano sfodera il suo «no» motivato, Vegas «sì» due volte, da commissario e da presidente. Voto doppio, come se fosse una materia di inderogabile urgenza. La delibera 18822 passa. Minenna la impugna. Il Tar si pronuncia e la sentenza è depositata dal 10 novembre. Consob non ha ancora deciso se appellarla.
La sanzione disciplinare è «illegittima» — si legge — e «inesistente» il fatto materiale contestato. E comunque per lungo tempo la Consob «ha funzionato, di fatto, come un o r g a n o m o n o c r a t i c o » c o n «minori garanzie di indipendenza rispetto a un organo collegiale», garanzie che «sono assolutamente indefettibili nel caso di un’autorità amministrativa indipendente». La decisione di sanzionare Minenna, al quale Consob deve pagare le s p e s e d i g i u d i z i o , s e m m a i «avrebbe dovuto essere assunta all’unanimità».
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