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Consob Vegas: «In Borsa meno potere alle lobby»

di Alessandro Puato

L' appuntamento è per martedì 15 novembre. Se la data verrà confermata, il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, si presenterà in audizione alla Commissione Finanze del Senato. Temi caldi: la crisi e il ruolo delle Authority, l'opa su Edison, l'espansione dei capitali stranieri (leggasi francesi) in Italia. Per l'ex viceministro alle Finanze nel Berlusconi quater, designato alla guida della Commissione di controllo sulla Borsa il 18 novembre 2010, con apprezzamento infine bipartisan (Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, criticò il metodo ma lodò l'uomo) e dopo un braccio di ferro con Antonio Catricalà, è la seconda volta.
È probabile che l'economista Vegas ribadisca le linee guida della sua prima visita, nel novembre 2010: il mercato finanziario va semplificato, i risparmiatori tutelati, la finanza speculativa tenuta fuori. La differenza è che in questo anno, e in particolare dopo il suo insediamento in gennaio, si è scatenato un ciclone globale anomalo sulle piazze finanziarie, per l'esplosione dei debiti sovrani: causa definita esogena dallo stesso presidente della Bce, Mario Draghi. Le Authority nazionali possono fare poco, ma forse avranno più peso le parole di Vegas, che chiede ora una «Borsa amica», vicina alle aziende e ai cittadini. Una strada, ritiene il presidente Consob, per favorire la crescita, o almeno provarci.
Domanda e offerta
«Il filo conduttore del lavoro impostato in Consob in questi mesi — dice Vegas a CorrierEconomia — è stato lo sforzo di fare del mercato finanziario uno strumento utile e amichevole per i risparmiatori e le imprese. In definitiva, il mercato esiste per loro. La Borsa a questo serve: a fare incontrare la domanda e l'offerta di capitali a sostegno della crescita. Può sembrare semplice». Ma non lo è, riconosce Vegas. Che solleva la questione delle lobby finanziarie e dei conflitti d'interesse: «Occorre, anche e forse soprattutto a livello europeo, un ripensamento radicale nell'approccio della regolamentazione e della vigilanza, troppo spesso catturato dai soggetti vigilati. Dobbiamo correggere questo errore di prospettiva e restituire al mercato finanziario la sua funzione primaria a servizio dell'economia reale». È la finanza a dover essere ancillare all'economia, non viceversa.
Proprio la scorsa settimana, del resto, Consob ha chiesto a Borsa Italiana di arginare con penali i flash trading, le transazioni ultraveloci che consentono di muovere titoli per milioni di euro in una frazione di secondo. Non è stata l'unica patata bollente, per il presidente che ha debuttato con la decisione da prendere sull'opa obbligatoria per Groupama su Premafin (ha poi deciso di chiederla e i francesi non sono più entrati nel gruppo Ligresti) e ha chiuso la scorsa settimana con un altro stop ai francesi, chiedendo alla Lactalis del Camembert, che vuole portarsi in Normandia il tesoretto della conquistata Parmalat, di chiarire sui debiti.
In piena emergenza del debito pubblico, è pieno di spine il bilancio del primo anno di Vegas, un pragmatico che sostiene «Quando piove è bene aprire l'ombrello». Spine, tutto sommato, affrontate, ritengono gli osservatori. C'è stata l'avanzata dei francesi (arginati da Consob ma solo perché, chiarisce l'Authority, «abbiamo fatto il nostro mestiere»). Sono crollate le banche (mercoledì 2, mentre Vegas era nel Comitato di stabilità convocato d'urgenza, Intesa chiudeva a oltre -14% e Unicredit a oltre -12%). È nata l'Esma, ancora debole Consob europea.
Certo, è finito nell'angolo, causa crisi, il progetto per l'accesso semplificato alla Borsa per le Pmi. Ma non è stato un anno d'immobilità per Consob: in gennaio l'alt agli spot ingannevoli sui bond bancari e la moral suasion perché la Pioneer di Unicredit resti italiana; in febbraio l'obbligo di dichiarare le liquidazioni d'oro dopo il caso Profumo; in marzo l'opa Groupama-Premafin e la richiesta di abbassare i toni su Geronzi-Generali; in aprile l'inclusione dei derivati nella soglia determinante per l'opa obbligatoria (30%) e la scoperta del «Madoff dei Parioli»; in luglio l'obbligo di comunicare le vendite allo scoperto (non vietate, però: si ritiene che oggi «serva a poco»).
Campagna d'autunno
Ma è la riorganizzazione partita in ottobre, con la nascita della divisione Corporate governance affidata a Marcello Bianchi, che ha portato all'accelerata d'autunno: l'altolà all'asse Cariverona-Unicredit sulle liste di Mediobanca; gli 007 nelle assemblee e la pressione perché fosse resa pubblica la lettera di Bankitalia alla Bpm, che ha bloccato la nomina di Enzo Chiesa; infine Lactalis e l'«innovativa», come la definisce Consob, richiesta di chiarimenti a Sergio Marchionne su tempi e investimenti del piano Fabbrica Italia, che scatena l'ira dell'amministratore delegato di Fiat (Consob sta ancora valutando se la sua risposta sia esauriente o no).
Nei dieci mesi dall'insediamento di Vegas, mentre alla Borsa Italiana ormai londinese si quotava una sola vera matricola (Ferragamo), Consob ha deliberato 194 procedimenti sanzionatori, di cui 172 conclusi con multe per un 7,335 milioni di euro. In testa ai multati ci sono i promotori finanziari (92 casi), seguono le emittenti (63), quindi gli intermediari (dieci) e i mercati (sette casi, di cui cinque per violazioni in materia di abusi di mercato). Cifre, per ora, lontane dai record dell'intero 2010 (241 sanzioni pecuniarie per 14,6 milioni), ma il perimetro è diverso ed è comunque negli ultimi due mesi che in genere le multe accelerano. Non fosse per lo schiaffo di Marchionne, resta per Vegas un anno da ricordare.

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