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Consob Vegas chiama le famiglie per far crescere l’economia Le sei mosse anti-truffa

Giuseppe Vegas, presidente della Consob, lunedì 11 maggio è stato chiaro: aumenta la partecipazione delle famiglie italiane ai mercati finanziari, ha detto all’Expo nel suo quinto discorso annuale: usiamo anche questa leva per riattivare l’economia. 
Ecco i dati che dimostrano il teorema, in un momento in cui la Consob spinge sulla tutela del risparmiatore e l’educazione finanziaria: anche per il migliore impiego dei flussi di liquidità iniettati dalla Banca centrale europea con il Quantitative easing , il programma di acquisto dei titoli di Stato nazionali.
Alla fine dell’anno scorso era del 48% la quota di famiglie con almeno un prodotto finanziario in portafoglio. Titoli di Stato o fondi, obbligazioni o azioni, gestioni patrimoniali o prodotti a capitale garantito: una famiglia italiana su due ne ha acquistati un po’, dicono le ultime rilevazioni della Commissione di controllo sui mercati e la Borsa (su dati Gfk Eurisko, campione di 2.500 famiglie rappresentativo della popolazione fra 18 e 74 anni). Per monitorare il fenomeno, Consob sta ora preparando il suo primo Osservatorio italiano sul risparmio delle famiglie: atteso a fine giugno, avrà poi cadenza semestrale.
Crescita graduale
Il 48% è un riavvicinamento ai livelli del 2007. Prima della crisi, infatti, le famiglie con un prodotto finanziario in tasca erano il 55%. L’anno scorso c’è stata l’impennata dopo una crescita graduale: 40% nel 2011, 40% nel 2012, 41% nel 2013. «Un buon segnale — commenta Nadia Linciano, responsabile dell’ufficio Studi economici Consob —. Le famiglie tornano al mercato finanziario dopo la crisi e situazioni che hanno scoraggiato l’investimento», leggasi le truffe del risparmio tradito.
Ma il peso dei titoli di Stato è ancora alto (il 12,5% delle famiglie l’anno scorso aveva Bot o Btp nel portafoglio, pur in calo dal 13% del 2007), così come il timore di perdite, imbrogli o la scarsa attitudine a essere consigliati, soprattutto dai meno scolarizzati.
Sono una su tre, infatti, il 32%, le famiglie che in portafoglio hanno almeno un’attività ritenuta rischiosa da Consob, cioè azioni, obbligazioni, risparmio gestito e polizze vita. È, anche questa, una quota in crescita negli ultimi anni: 25% nel 2011 e 2012, 27% nel 2013%. Ma siamo ancora distanti dal livello pre-crisi 2007, quando i prodotti rischiosi erano nel portafoglio del 38% delle famiglie.
Le tre condizioni
È un mercato fragile , insomma. Le persone hanno ancora timore di scottarsi. Però le stesse persone, dicono le rilevazioni Consob, non vogliono saperne di più: almeno, non dai consulenti professionisti. Il 76% delle famiglie infatti «non è interessato» alla consulenza finanziaria (dicembre 2014). E, comunque, si pongono tre condizioni per investire i propri soldi: che finiscano in prodotti a capitale protetto o rendimento garantito (il 70% del campione); che i costi siano «contenuti» (41%); infine, che ci sia «fiducia nel consulente» (38%). Appunto.
«Solo il 9% delle famiglie, una su dieci, richiede la consulenza Mifid, quella personalizzata con valutazione di adeguatezza dell’investimento. E in buona parte si tratta di laureati — dice Linciano —. Se l’industria del risparmio desse più fiducia, la propensione all’investimento potrebbe aumentare». C’è ancora un atteggiamento di soggezione verso le banche e gli intermediari finanziari, insomma.
Sia chiaro, la ripresa dei fondi è evidente: «I risparmiatori sono in cerca di forme di impiego del risparmio più redditizie — ha detto Vegas —. I dati sulla raccolta dei fondi comuni in Italia nel primo trimestre dell’anno, risultata positiva per 36 miliardi, hanno evidenziato un ritorno d’interesse sul risparmio gestito».
Ma lo stesso Vegas ha sollevato il problema, paventando la nuova bolla: «L’enorme liquidità affluita sui mercati borsistici (con il Quantitative easing , ndr. ) ha contribuito a innalzare in maniera repentina il valore dei corsi azionari. La crescita del rapporto prezzo/utili può essere un segnale di rischio che si formino bolle speculative».
Nel passaggio attuale da un sistema banco-centrico a uno «dove i mercati hanno un ruolo crescente», Consob ha dunque avviato il piano di Investor education , con nuovo sito e formazione nelle scuole. Il sito è partito proprio l’11 maggio. Guida nel percorso d’investimento, sottolinea le truffe più frequenti (lo schema Ponzi, Madoff, le catene di Sant’Antonio) e sarà definitivamente rinnovato il 2 luglio. «Accettereste mai — è scritto nella sezione “Truffe finanziarie” — un passaggio in auto dal capo di una gang specializzata in rapine? Difenderci è anche compito nostro».
«Ma l’educazione finanziaria non può essere un alibi — avverte Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo —. È giusta, come quella alimentare, ma non dev’essere un mezzo per deresponsabilizzare gli operatori professionali. Il consumatore non può diventare l’Enciclopedia Treccani. Le direttive di quest’anno, a partire dalla Mifid, dicono che i risparmiatori vanno informati, ma è un’arma a doppio taglio. Non bisogna scaricare su di loro un mare di informazioni che non possono interpretare, o si finisce per raggirarli».
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