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Consob «stringe» su Telecom

«Con la nostra indagine si è scoperchiato un pentolone», ha detto nel fine settimana il presidente Consob Giuseppe Vegas a proposito di Telecom, aggiungendo che ci vorranno mesi per arrivare a una conclusione. Ma per iniziare l’iter, a quanto si apprende, i tempi potrebbero essere molto più rapidi: non è escluso che qualche iniziativa possa veder la luce già prima dell’assemblea del 20 dicembre.
Sul convertendo è solo questione di istruire la pratica, ma la Consob ha ormai gli elementi per inoltrare una lettera di contestazione, cosa che avvierà l’iter sanzionatorio, da completarsi nell’arco massimo di 360 giorni. Il punto emerso con chiarezza dalla comunicazione sollecitata a Telecom è che l’operazione doveva essere sottoposta fin dall’inizio alla procedura prevista per le parti correlate. In questo contesto poteva essere questionabile la partecipazione al prestito di Telefonica che, non solo ha beneficiato nell’allocazione del tappeto rosso riservato agli azionisti, ma ha anche partecipato alla fase preparatoria dell’operazione.
Non c’è però solo il tema del convertendo all’attenzione della Consob. Sulla frettolosa cessione di Telecom Argentina si ricade nell’ipotesi di violazione della disciplina civilistica del conflitto d’interessi. La questione è se fossero da considerare portatori di interesse di parte tutti gli amministratori di nomina Telco, non solo gli esponenti di Telefonica che per disposizione delle autorità sudamericane non possono partecipare alle delibere relative a Brasile e Argentina. E questo alla luce dei nuovi patti Telco che mostrano un’estrema duttilità ad adattarsi alle esigenze degli spagnoli a fronte di qualsiasi possibile situazione. Anche in questo caso non è escluso che in tempi brevi la Consob possa inoltrare una segnalazione alla procura, ravvisando elementi di irregolarità nel comportamento degli amministratori. Tanto più che il timore è che la storia si ripeta con il Brasile.
Sempre su richiesta Consob lunedì Telefonica ha fatto sapere di non aver ancora ricevuto la notifica del Cade che la settimana scorsa aveva ritenuto incompatibili con gli impegni presi da Telefonica con l’Antitrust brasiliano i nuovi accordi Telco, disponendo l’uscita del gruppo spagnolo da Telco-Telecom oppure la cessione del 50% del suo operatore mobile Vivo, senza escludere peraltro lo spezzatino di Tim Brasil per risolvere la situazione. L’ad di Telecom, Marco Patuano, è tornato però ieri a ribadire che Tim Brasil è strategica. «Fino a prova contraria nessuno dispone di asset di terzi – ha osservato a margine del Foro di dialogo Italia-Spagna – Non c’é allo studio alcuna ipotesi di spezzatino, ma c’é una costante attenzione a cercare di fare bene il nostro lavoro in Brasile e il fatto che tutti ci vogliano spezzettare vuol dire che stiamo lavorando bene».
Intanto, in vista dell’assemblea, dopo il sì alla revoca del cda di Iss e Glass Lewis, il proxy advisor Frontis ha invece raccomandato ai fondi di respingere la mozione Findim perchè, «pur condividendo i timori sul conflitto d’interessi di Telefonica», ritiene che azzerare il board aggiungerebbe «altra incertezza». Patuano ha osservato che la miglior risposta a chi chiede la revoca è «un piano solido che credo sia stato ben recepito dal mercato». Riferendosi alle dichiarazioni del week-end Patuano si è detto anche «sorpreso e dispiaciuto dell’espressione fuori contesto che il presidente della Consob ha voluto utilizzare», aggiungendo che, con la Consob, «stiamo collaborando in piena trasparenza».
Infine, rispunta l’emendamento sulla riforma dell’Opa proposto inizialmente con una mozione multipartisan votata in Senato. Il senatore pd Massimo Mucchetti l’ha ripresentato inserendolo nell’ider del Dl cosiddetto “Salva Roma” che deve essere approvato a Palazzo Madama.

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