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Consob si muove su Banca Carige

Stante la situazione particolarmente delicata Consob ha deciso di seguire “in presa diretta” la vicenda di Banca Carige. La Commissione, sulla scorta dell’articolo 115 del Testo unico della Finanza, ha chiesto di aver accesso a tutti gli atti e i documenti legati agli ultimi consigli di amministrazione dell’istituto. Quelli, in particolare, che hanno determinato l’imprevista svolta al vertice. Nel dettaglio, Consob ha “reclamato” il verbale del board e le lettere di dimissioni presentate dai consiglieri Claudio Calabi, Alberto Mocchi e Maurizia Squinzi. Lo stesso ha fatto anche la Bce. E sul tavolo della Vigilanza e della Commissione sono dunque arrivate le missive dei tre membri del board. E tutte, come ha riferito Radiocor Plus, mettono in evidenza un punto preciso: si dichiarano in completo disaccordo con le modalità e le procedure utilizzate per togliere la guida all’ex amministratore delegato Guido Bastianini e in aggiunta sottolineano come più volte siano caduti nel vuoto gli appelli a una maggiore collaborazione stante la fase particolarmente critica che vive l’istituto. Calabi, soprattutto, nella lettera inviata al presidente Giuseppe Tesauro e al numero uno del collegio sindacale, Carlo Lazzarini, ha scritto: «Ero, sono e rimango convinto che i serissimi problemi da affrontare e i rilevanti impegni assunti nei confronti della Banca Centrale Europea, della Vigilanza della Banca d’Italia, dei clienti della banca, del mercato, degli azionisti tutti e di tutte le persone che lavorano in Carige richiedessero uno sforzo di coesione e di compattezza, da perseguire come assoluta priorità. Così non è stato, si è preferito invece scegliere un percorso diverso e a maggioranza è stata deliberata la sfiducia all’amministratore delegato e al chief financial officer con modalità e motivazioni che non condivido». Poche righe sopra Calabi ha ricordato i più recenti interventi della Bce: una lettera l’8 giugno, l’audioconferenza il 9 giugno prima dell’avvio del consiglio, una mail a Tesauro sempre il 9 giugno, a riprova della «particolare procedura di sorveglianza a cui Carige è sottoposta». Non è un caso, forse, che il board dell’altro ieri, quello che ha nominato il nuovo ceo, Paolo Fiorentino, sia stato preceduto da una visita degli ispettori di Francoforte. Ora alla Bce spetta l’ultima parola sulla missiva che la banca invierà alla vigilanza oggi. Una lettera dove Carige risponde in maniera affermativa solo a una delle tre richieste Bce, quella sulla governance, mentre «per quanto concerne la valutazione del fabbisogno di capitale» ha chiesto «un differimento temporale» per «fornire stime puntuali e ponderate».

Laura Galvagni

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