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Consob: regolare lo scoperto anche sui bond

di Riccardo Sabbatini

Regolamentare le vendite allo scoperto anche sui titoli di Stato «potrebbe essere utile». All'indomani delle nuove misure restrittive prese venerdì in merito short selling sui titoli finanziari, il presidente della Consob Giuseppe Vegas, ha preannunciato l'apertura di un nuovo possibile fronte. Lo ha fatto ieri partecipando al convegno promosso da Assosim, in occasione del venticinquesimo anniversario dell'associazione di intermediari, dove pure non sono mancate critiche nei confronti dei recenti interventi dell'authority.

Quella di Vegas è stata soprattutto una riflessione ad alta voce visto che, nel contesto della crisi dei mercati, i regulator sono spesso chiamati – ha spiegato – ad intervenire con «strumenti locali su problematiche globali». La situazione – ha aggiunto – «non è del tutto chiara. L'Esma, l'authority continentale, ha un potere regolatore sulle agenzie di rating ma, per il resto, svolge solo compiti di coordinamento». Ed ecco allora che le istituzioni di ciascun Paese sono spesso chiamate ad un difficile compito di supplenza in un contesto in cui manca ancora, nell'Europa dei mercati, un «terreno livellato di gioco» ed in cui prevale una «regolamentazione alla carta» che spinge gli operatori verso i Paesi con le normative più rilassate.

Gli intermediari sono però su un fronte opposto. Criticano anche la Consob per «un peso eccessivo della regolamentazione – ha detto il presidente di Assosim Michele Calzolari – non è giusto bloccare l'innovazione finanziaria a meno che non causi manipolazione di mercato». Alcune decisioni sono «avventate», ha proseguito Calzolari che ha definito addirittura «cervellotica» quella con cui la Consob ha anticipato, in tema di vendite allo scoperto e dei compiti di accertamento da parte degli intermediari della disponibilità dei titoli in vendita, norme che in altri Paesi entreranno in vigore tra un anno.

Pur senza entrare in polemica gli ha risposto Vegas osservando che la Consob nell'anticipare un regolamento della Eu, ha introdotto misure già in vigore in altri Paesi (ad esempio in Germania).

Piena identità di vedute, tra l'autorità e gli intermediari, c'è invece nel criticare le misure prese recentemente dall'Eba (authority bancaria continentale) per la ricapitalizzazione degli istituti di credito più esposti nei confronti dei debiti sovrani. Tali disposizioni – aveva rampognato il direttore generale dell'Abi, Giovanni Sabatini, intervenendo in precedenza al convegno – «colpiscono soprattutto le banche spagnole ed italiane e rappresentano un elemento di distorsione regolamentare della competizione».

Vegas ha sostanzialmente condiviso. «Solleva perplessità – ha osservato – la politica adottata dall'Eba di considerare alcuni aspetti e non tutti». Se avesse utilizzato criteri più omogenei – ha aggiunto – «magari non sarebbe arrivata ad una valutazione degli aumenti di capitale» tale da stabilire che il sistema bancario tedesco «ha un surplus per 15-20 miliardi mentre le banche italiane hanno un deficit di oltre 10 miliardi». In questo difficile frangente scopo comune di regolatori ed operatori deve essere quello di «avvicinare il risparmiatore all'economia reale» – ha concluso il presidente della Consob – anche per scongiurare i pericoli di rarefazione del credito che si stanno manifestando.

A questo proposito il convegno di Assosim è stata l'occasione per riproporre l'insufficiente rappresentazione borsistica delle piccole e medie imprese. Dai risultati preliminari di un sondaggio condotto tra intermediari ed emittenti risulta – tra l'altro – un'unanime stroncatura del Mac, il segmento di Borsa che avrebbe dovuto favorire l'approdo al listino delle imprese più piccole. E che invece non è mai decollato.
 

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