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Consob più interventista

L’anno scorso la Consob ha quasi raddoppiato i suoi interventi di vigilanza rispetto al 2014: sono saliti da 88 a 156. Lo ha spiegato il presidente dell’authority, Giuseppe Vegas, durante un’audizione alla commissione finanze del senato. Nel dettaglio, vi sono state nove verifiche ispettive (tre nel 2014), 129 richieste di dati e notizie (72) e cinque convocazioni di esponenti aziendali di banche (cinque nel 2014).

Quest’anno, finora, sono stati effettuati 32 interventi di vigilanza.

Vegas ha sottolineato che «il numero di banche sanzionate nel 2015 è stato il più alto in assoluto dal 2007 al primo trimestre del 2016». Dal 2007 al 2015 la Consob ha sanzionato 416 esponenti aziendali di banche e 35 istituti (8 nel 2015). «Nel 2014 sono stati sanzionati 42 esponenti aziendali, mentre nel 2013 erano stati 30 e nel 2012 solo tre».

Parlando poi dei decreti sui salvataggi e sulla liquidazione di banche, Vegas ha affermato che tra Consob e Bankitalia «non ci sono interessi contrapposti», poiché entrambe hanno come obiettivo un sistema più solido: «La Banca d’Italia persegue la stabilità, ed è logico dopo quello che è avvenuto nel 2007-2008. Bene ha fatto la Banca d’Italia per ricostruire la casa crollata, ma la casa ha bisogno anche di porte e finestre». Il risparmiatore scottato dalla crisi finanziaria, grazie all’Unione bancaria, «ha oggi l’idea che il sistema sia solido. Noi vorremmo maggiore trasparenza, ma non per questo siamo conflittuali con Banca d’Italia».

A proposito delle nuove regole sul bail-in recepite in Italia, il presidente della Consob ha precisato che, senza la necessaria dose di trasparenza richiesta dalla Commissione, possono esporre le banche a un rischio sistemico: «È vero che la stella polare di questi provvedimenti è la stabilità delle banche, e questo è condivisibile, ma la stabilità senza trasparenza non si riesce a conseguire». Vegas si riferisce al fatto che il mercato non si renderà conto di una banca sull’orlo del bail-in fino alla definizione degli atti formali. In certe condizioni si può creare un timore generalizzato sul mercato «con effetti sistemici rilevanti: sarebbe stata meglio la trasparenza per evitare rischi più diffusi».

Vegas si è quindi soffermato sui bond subordinati delle quattro banche salvate: «Oltre il 70% del totale delle obbligazioni subordinate emesse dalle banche in risoluzione è stato collocato prima del 2008, ovvero in un’era geologica completamente diversa da quella attuale». In quel periodo, ha continuato Vegas, «non c’era stata Lehman, le banche erano in una situazione completamente diversa: le sofferenze hanno cominciato ad arrivare a seguito della crisi». Perciò, fino al 2008, «non ci sarebbe stato motivo di evidenziare un rischio che all’epoca non esisteva».

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