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Consob: più chiarezza sui compensi

di Antonella Olivieri

Consob accelera sulla trasparenza circa i compensi agli amministratori, l'autovalutazione del consiglio e i piani di successione del vertice aziendale. Le raccomandazioni della Commissione europea che sollecitava interventi in tal senso sono state recepite da un decreto legislativo approvato lo scorso 22 dicembre, delegando la Consob a emanare un regolamento che sarà messo a punto quest'anno ed entrerà in vigore il prossimo. Ma nel frattempo, già a partire dalla prossima campagna assembleare tutte le società quotate a Piazza Affari sono «caldamente invitate» a dettagliare gli accordi di buonuscita dei top manager, mentre quelle ricomprese nell'indice Ftse-Mib dovranno anche spiegare se esistono procedure per gestire il ricambio al vertice nonché fornire un'informazione più puntuale sul processo di autovalutazione dal cda.

La nuova iniziativa della Commissione presieduta da Giuseppe Vegas, tradottasi in una «comunicazione» oggetto di consultazione, si inserisce in un contesto in cui è ancora fresca nella memoria del mercato l'uscita traumatica (e milionaria) del "fondatore" di UniCredit, Alessandro Profumo, e alla vigilia di una stagione assembleare in cui dovranno essere rinnovati i cda di parecchie società pubbliche e di snodi del capitalismo nostrano come Telecom Italia e Mediobanca.

Nel regime transitorio ipotizzato per quest'anno, dunque, tutte le quotate dovranno fornire informazioni più dettagliate sui compensi del management e sulle indennità per risoluzione anticipata. Un'analisi condotta dalla Consob sui compensi agli amministratori delegati di oltre 250 società, nel triennio che va dal 2007 al 2009 (si veda tabella), ha evidenziato che le voci più significative sono rappresentate dagli emolumenti per la carica (in media il 43% della remunerazione complessiva) e da altri compensi (33%), ma spesso l'informazione è fornita a livello aggregato senza il dettaglio delle sottovoci che contribuiscono al dato. Quanto agli indennizzi per risoluzione anticipata del rapporto, è emerso che lo scorso anno delle 38 società dell'indice delle blue chip, quattro non hanno dato alcun tipo di informazione, venti hanno dichiarato di non prevedere forme di indennità, mentre delle 14 che hanno ammesso l'esistenza di accordi solo una ha svelato il quantum.

Alle big di Piazza Affari è richiesto però uno sforzo in più. In particolare sulla previsione di piani strutturati per la successione del vertice esecutivo, che a differenza di altri paesi come Gran Bretagna, Francia e Germania, non è neppure tra le raccomandazioni del codice di autodisciplina. L'assenza di questi piani, come si è visto in casi recenti, rischia di generare discontinuità e incertezza gestionale. L'intervento della Consob però non può che essere mirato alla trasparenza: di qui la richiesta di spiegare nella relazione annuale sul governo societario se esistono e come funzionano tali piani.

Infine, sempre con focus sulle blue chip, la Consob chiede di dettagliare meglio i processi di autovalutazione del cda, già previsti – questi sì – dal codice di autodisciplina, per individuare, per esempio, se nel board sia ritenuto opportuno l'inserimento di determinate professionalità o se la presenza di amministratori indipendenti sia adeguata. Delle 38 dell'indice Ftse-Mib, appena tre lo scorso anno non avevano dichiarato nulla a riguardo e una aveva invece precisato di non aver svolto l'autovalutazione. Tuttavia solo il 41% aveva spiegato le aree oggetto di analisi e solo il 32% aveva fornito informazioni sulle aree critiche identificate.

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